Dall’Unità d’Italia la linea di confine con la Svizzera, a parte qualche ritocco, non ha subito modifiche, ma è stato oggetto per lungo tempo di dispute e forti tensioni diplomatiche.
Nel solco del processo risorgimentale c’era un movimento irredentista che esigeva il completamento dell’unificazione con i territori italiani ancora sotto dominio straniero che finì, nell’atmosfera di crescente nazionalismo, per rivendicare anche la Svizzera italiana.
Allora nel Ticino suscitava polemiche la presenza di una comunità influente di svizzerotedeschi insediati nei posti di comando dell’economia cantonale, con circuiti sociali, maldisposti a imparare l’italiano e integrarsi.
Di fronte alla minaccia nacque, nel 1912, il periodico L’Adula , che si prefiggeva di affermare l’italianità storica, culturale e linguistica del cantone, che svolse la sua pubblicistica italofila prevalentemente in campo culturale senza aderire apertamente alle tesi irredentiste.
Dopo l’ascesa al potere di Mussolini, il giornale assunse un indirizzo politico, fino a quando, nel 1935, il Governo federale ne decise la chiusura.
Infatti Mussolini ufficialmente disapprovava l’irredentismo e non mancava di riaffermare la sua amicizia nei confronti della Svizzera, ma di nascosto appoggiò in modo diretto L’Adula e la diffusione di articoli, saggi, libri, volantini firmati da fantomatici movimenti o autori che rivendicavano apertamente l’annessione del Ticino all’Italia.
Oltre al Ticino, gli irredentisti rivolsero la loro attenzione al Grigioni, cantone trilingue con una maggioranza tedescofona, una minoranza romancia ed una italofona.
Secondo alcuni insigni linguisti il romancio non costituiva una lingua autonoma, ma un dialetto lombardo, così gli irredentisti sostenevano che, soltanto se messo sotto la tutela dell’Italia, il romancio sarebbe riuscito a risollevarsi dalla condizione di decadenza linguistica, culturale e spirituale nella quale versava a causa dell’avanzata del tedesco.
Quale reazione alla forza centrifuga esercitata dall’irredentismo sorsero nei Grigioni due importanti associazioni: la Pro Grigioni Italiano , nel 1918, e la Lia Rumantscha , nel 1919.
Le mire annessionistiche italiane impressero un’accelerazione all’elevazione del romancio a quarta lingua nazionale (1938).
Allo scoppio della seconda guerra mondiale, nella prospettiva di una spartizione della Svizzera tra Germania nazista e Italia fascista, la pubblicistica irredentista spostò il confine dei territori da annettere fino a una «catena mediana delle Alpi».
Le tensioni e i conflitti diplomatici provocati dall’irredentismo furono tanto grandi, quanto scarsa fu la sua presa sulla popolazione svizzera.
Se la frontiera ha esercitato sotto diversi punti di vista una funzione di separazione, la situazioni diverse di qua e di là del confine hanno visto l’origine di una lunga serie di relazioni e scambi, come l’incontro di ordinamenti fiscali diversi, tra cui un regime tributario liberale in Svizzera e uno maggiormente protezionista in Italia, che provocò intensi traffici di contrabbando.
I traffici riguardarono beni come il tabacco, il caffè e lo zucchero che in Italia erano gravati di dazi o sottoposti a regime di monopolio, così le merci erano acquistate dai rivenditori svizzeri e trasportate a spalla nelle bricolle, zaini parallelepipedi in tela di juta, lungo faticose e impervie vie di montagna, di notte per sfuggire al controllo dei finanzieri.
Furono le condizioni economiche locali a spingere larghe fasce della popolazione italiana delle regioni di frontiera a esercitare in modo più o meno regolare quest’attività faticosa e piena di pericoli dove gli svizzeri non contrabbandavano, si limitavano a fornire la merce.
Siccome il contrabbando verso l’Italia non recava danno all’erario svizzero, le autorità elvetiche tolleravano ampiamente il viavai degli «spalloni» che non fu oggetto di riprovazione morale.
La violazione delle leggi doganali rappresentò anche una contestazione delle comunità di frontiera verso lo Stato centrale, percepito come presente solo per le chiamate di leva e insensibile ai problemi locali.
Il contrabbando svolse un’importante funzione di strutturazione del tessuto socioeconomico delle regioni di frontiera dato che le manifatture di tabacco, che si svilupparono in Ticino nella seconda metà dell’Ottocento, furono impiantate a ridosso della frontiera, nel Mendrisiotto e nel Locarnese, sia per reclutare le sigaraie sul mercato del lavoro italiano sia per la vicinanza dei canali di smercio illegale.
Nel secondo dopoguerra nella Val Poschiavo (GR) sorse un numero elevato di torrefazioni di caffè, che nottetempo prendeva la via dell’Italia trasportato dagli «spalloni» sugli scoscesi sentieri alpini della zona.
