La Valsesia è una valle alpina situata nella provincia di Vercelli, in Piemonte, percorsa dal fiume Sesia che nasce ai piedi del Monte Rosa.
Ricca di storia, arte e tradizioni, la valle ospita borghi di grande fascino: centri medievali arroccati sui versanti collinari, paesi attraversati da percorsi devozionali di fama europea, comunità che hanno saputo custodire identità uniche nel tempo.
Questo itinerario propone una selezione dei luoghi più significativi della Valsesia, descritti sulla base di fonti verificate.
Borgosesia
Borgosesia è il centro più popoloso della Valsesia e il suo principale polo economico. Sorge ai piedi del Monte Fenera, a 354 metri d’altitudine, sulla sponda sinistra del fiume Sesia.
Le sue origini sono antichissime — fonti storiche le attribuiscono radici di epoca romana — e nel corso dei secoli la città ha assunto un ruolo di primo piano nella storia della valle, dal Medioevo all’epoca napoleonica, fino alla Resistenza durante la Seconda Guerra Mondiale, guidata dal partigiano Cino Moscatelli.
Il monumento più rappresentativo di Borgosesia è la parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo, patroni della città, un imponente edificio secentesco con interno ampio e luminoso che conserva al suo interno ammirevoli opere di Tanzio da Varallo, Bernardino Lanino, Pier Francesco Gianoli e altri maestri valsesiani.
Vale la pena soffermarsi anche sul Santuario di Sant’Anna di Montrigone, posto su una collina della frazione omonima, un complesso che può essere considerato a tutti gli effetti un Sacro Monte.
Per chi ama la storia naturale, una tappa obbligata è il Museo di Archeologia e Paleontologia Carlo Conti, che espone i reperti preistorici rinvenuti nelle grotte del Monte Fenera — tra cui la celebre Ciota Ciara — e testimonianze della presenza umana nell’area dall’età del Rame fino al Medioevo.
Il centro storico invita a una passeggiata tra piazze e viuzze animate, con una sosta nel Parco Magni affacciato sulla sponda sinistra del Sesia.
Borgosesia è famosa in tutta Italia per la lavorazione della lana, una tradizione che raggiunse l’apice con le manifatture ottocentesche. Ma è soprattutto il Carnevale a renderla celebre: nato nel 1854, è uno dei più antichi del Piemonte e si distingue per il Mercu Scûrot, un evento unico in Europa.
A differenza di tutti gli altri carnevali italiani, quello borgosesiano si conclude non il Martedì grasso ma nel primo giorno di Quaresima, il Mercoledì delle Ceneri, con un lungo e pittoresco corteo funebre in cui migliaia di partecipanti — detti “cilindrati”, in frac, cilindro e papillon — percorrono le vie del borgo per inscenare il funerale del Carnevale, impersonato dalla maschera locale del Peru Magunella. Il cassù, un mestolo di legno, è lo strumento con cui il vino viene distribuito lungo il corteo.
Varallo e il Sacro Monte
Varallo è la capitale storica e artistica della Valsesia, nota in tutto il mondo per il suo Sacro Monte, Patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 2003. Il complesso — detto “la Nuova Gerusalemme” — è il più antico dei Sacri Monti italiani e il modello a cui si ispirarono tutti gli altri sorti in seguito lungo l’arco alpino tra Piemonte e Lombardia.
Fu concepito a partire dal 1486 dal frate francescano Bernardino Caimi, già custode del Santo Sepolcro in Terra Santa, con l’intento di riprodurre i luoghi della vita e della Passione di Cristo per permettere ai fedeli di viverne la spiritualità senza affrontare il pericoloso viaggio in Palestina, allora sotto dominio ottomano.
Il Sacro Monte si sviluppa su uno sperone roccioso sopra l’abitato come una vera città fortificata, con vie, piazze, palazzi e giardini. Conta 44 cappelle affrescate, animate da oltre 800 statue di legno e terracotta policroma a grandezza naturale e più di 4.000 figure dipinte, che narrano le vicende del Vangelo dalla vita di Maria alla Resurrezione.
Tra gli artisti che vi lavorarono nel corso dei secoli spiccano Gaudenzio Ferrari — il principale artefice del complesso dal 1499 al 1528 — Giovanni d’Enrico, Tanzio da Varallo, il Morazzone e Galeazzo Alessi. Si raggiunge a piedi lungo la storica strada acciottolata in circa 20-30 minuti, in auto o con la funicolare, tra le più ripide d’Europa.
Nel centro di Varallo vale la visita alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie (Monumento Nazionale), dove si trova la celebre Parete Gaudenziana, un immenso tramezzo affrescato da Gaudenzio Ferrari nel 1513 che racconta la Vita di Cristo in 21 riquadri.
Il centro storico conserva eleganti contrade medievali, dette “rughe”, oltre alla Pinacoteca Civica che raccoglie molte delle opere dei grandi artisti valsesiani.
Civiasco
Civiasco è un piccolo borgo posizionato su un altipiano soleggiato che divide la Valsesia dalla valle del lago d’Orta, lungo il Cammino di San Carlo percorso per secoli da pellegrini e viandanti.
Le prime fonti scritte risalgono al 1217, ma il paese fu quasi completamente distrutto da un incendio nel 1779 e poi ricostruito grazie all’intraprendenza dei suoi emigranti, che nel Settecento avevano fatto fortuna in Spagna lavorando nel settore alberghiero a Madrid, Barcellona e Saragozza.
Questa storia migratoria ha lasciato un segno visibile e unico: Civiasco è l’unico paese della Valsesia in cui si possono ammirare esempi di architettura ispano-moresca, perfettamente integrata nel tessuto costruttivo tradizionale.
Palazzi con decorazioni a trompe-l’œil, meridiane, fontane decorate e lavatoi ornati rendono il centro storico straordinariamente vivace.
Degni di nota sono la parrocchiale di San Gottardo (consacrata nel 1599), l’oratorio di San Rocco (1624), l’oratorio di San Carlo del 1640 in frazione Piandellavalle, e il Santuario di Santa Maria dei Sette Dolori, immerso nel bosco lungo la mulattiera dei pellegrini.
Il Museo Civico intitolato a Ercole Durio da Roc, fondato nel 1903, raccoglie una variegata collezione di oggetti di storia locale, armi, arredi, dipinti, reperti di scienze naturali e cimeli dell’emigrazione locale all’estero. Civiasco è anche il luogo di nascita di Emma Morano, ultima persona al mondo nata nel XIX secolo.
Guardabosone
Adagiato sulle colline tra la Valsessera e la Valsesia, Guardabosone è uno dei borghi medievali meglio conservati del Piemonte, a ragione definito “Paese Museo Vivo”. Le sue origini risalgono tra la fine dell’XI e l’inizio del XII secolo; nel 1227 il borgo contava sette famiglie.
Con la sua ridottissima popolazione è il comune più piccolo della provincia di Vercelli.
Il nucleo medievale ha conservato in modo straordinario le caratteristiche costruttive originali: terrapieni, cortili a corte chiusa con pozzi, vicoli acciottolati e edicole votive.
La chiesa parrocchiale di Sant’Agata, databile al XVI secolo, custodisce statue e altari lignei intagliati di pregio, ed è ancora visibile sul lato sud della chiesa la meridiana Mazzietti (1880), un doppio orologio di rara bellezza restaurato.
Il Santuario della Madonna del Carretto, seicentesco (1669-1679), sorge fuori dall’abitato ed è classificato come monumento nazionale: è noto per la ricchezza delle decorazioni in stucco barocco, gli affreschi e la cappella esterna ottagonale.
Il borgo ospita quattro musei visitabili su prenotazione: il Museo di Scienze Naturali (con la collezione di Carlo Locca, raccolta in cinquant’anni di lavoro sul campo), il Museo degli Antichi Mestieri e delle Attività Agricole (con strumenti per la filatura della canapa e un torchio del Settecento), il Museo di Arte Sacra, e la Casa dei Mestieri — una tipica costruzione a loggiato in legno dove sono custoditi gli attrezzi delle antiche botteghe artigiane e, ai piani superiori, una delle cinque più grandi collezioni entomologiche al mondo.
Completa l’offerta l’Orto Botanico Pier Carlo Bussi, nato nel 1989 su una superficie di mezzo ettaro, con circa quattrocento varietà di piante tra officinali, ornamentali, arboree e acquatiche.
Gattinara
All’estremità meridionale della Valsesia, Gattinara è il centro più importante della zona collinare e porta d’accesso alla valle. Fondata nel 1242 come Borgo Franco — con una maglia urbanistica regolare su dodici isolati — la città ha mantenuto fino a oggi l’impianto ordinato tipico dei borghi di fondazione medievale.
La sua storia è intrecciata con quella di Mercurino Arborio di Gattinara, potente cancelliere dell’imperatore Carlo V nel XVI secolo, che volle essere sepolto nella chiesa parrocchiale e fondò per testamento il convento dei Canonici Lateranensi.
Gattinara è conosciuta in tutto il mondo per il suo vino Gattinara DOCG, ottenuto da uve Nebbiolo coltivate su circa 95 ettari di vigneto. La viticoltura in questa zona è antichissima e il vino è diventato DOC nel 1967 e DOCG nel 1990, tra i primissimi vini italiani a ottenere questa denominazione.
L’Enoteca Regionale di Gattinara e dell’Alto Piemonte, inaugurata nel 1999, ha sede in Villa Paolotti e promuove la conoscenza dei vini locali; presso la stessa villa è visitabile un Ecomuseo dedicato alla vita contadina.
Tra i monumenti da visitare spiccano la parrocchiale di San Pietro, pieve ricordata dal 1147, ricostruita tra il 1470 e il 1525 — di cui restano la splendida facciata in cotto istoriato gotico-lombardo e il chiostro cinquecentesco — e poi ampliata in forme neoclassiche nel corso dell’Ottocento (quando fu realizzata anche la cupola in laterizio armato, tra le prime costruzioni di questo tipo in Italia); la chiesa di San Francesco; e il Palazzo di Città, progettato dall’architetto gattinarese Delmastro, originariamente residenza dei marchesi Arborio.
Sulle colline a nord del centro sorge invece la Torre delle Castelle (XI secolo), il resti più visibile dell’antico complesso fortificato medievale e oggi simbolo indiscusso della città, da cui si gode un panorama eccezionale sui vigneti e, nelle giornate terse, sul Monte Rosa.
Poco distante si trovano i ruderi del Castello di San Lorenzo, costruito nel 1187 dal Comune di Vercelli.
Altri borghi da scoprire
La Valsesia riserva molte altre sorprese per chi vuole esplorare il territorio in profondità. Valduggia è la città natale di Gaudenzio Ferrari, il più importante pittore rinascimentale piemontese.
Quarona, di antichissima origine, conserva la splendida chiesa di San Giovanni al Monte — una delle più antiche dell’intera vallata — collegata da una mulattiera con il Santuario della Beata Panacea al Monte.
Postua si trasforma ogni Natale nel “paese dei presepi”: una tradizione nata nel 1984 che ne fa uno dei paesi con il maggior numero di presepi per abitante in Italia.
Fobello e Rima, sull’alta valle, offrono panorami alpini di grande suggestione: Rima, il paese più alto della Valsesia a 1.417 metri, conserva ancora l’arte del marmo artificiale — celebre in tutto il mondo nel XIX secolo — e ospita il Museo Dellavedova, dedicato a questa tradizione artigianale.
Infine Alagna Valsesia, all’imbocco del Monte Rosa, è una delle porte d’accesso ai ghiacciai e alle alte vette, con il caratteristico nucleo walser e il Museo Walser.
Come raggiungere la Valsesia
La Valsesia è raggiungibile comodamente da Novara e da Milano. In auto si percorre l’autostrada A26 Genova-Gravellona Toce, uscendo a Romagnano-Ghemme, e si prosegue sulla SP 299 che costeggia il Sesia fino ad Alagna Valsesia.
In treno è attiva la linea Novara-Varallo Sesia, che si ferma nei principali centri della bassa valle; periodicamente vengono attivati treni storici a vapore con partenza da Milano, Torino e Novara.
Le stagioni migliori per visitare i borghi della Valsesia sono la primavera e l’autunno, quando il clima è mite e il paesaggio è ai suoi colori migliori.
