Un patrimonio di due secoli fatto di ciminiere, architetture manchesteriane e villaggi operai racconta la rivoluzione industriale che ha trasformato il Biellese e l’intera economia piemontese.
L’archeologia industriale del Biellese rappresenta uno dei patrimoni di storia economica e sociale più straordinari d’Italia.
Le ex fabbriche tessili, le ciminiere, i canali di derivazione e i villaggi operai raccontano la storia di una regione che ha trasformato una tradizione millenaria in una rivoluzione industriale capace di ridisegnare il territorio e la società.
Dalle Origini Romane agli Statuti Medievali
La specializzazione tessile del Biellese non è un fenomeno recente. Le sue radici affondano nell’antichità romana, testimoniata da ritrovamenti archeologici nella Burcina e da una lapide rinvenuta a Lessona che commemora un “sagario” — un produttore di sagum, indumento di lana grossolana diffuso in epoca romana.
Nel medioevo la tradizione tessile diventa già oggetto di regolamentazione. Tra il 1275 e il 1419 le singole “arti” — tra cui quella dei lanaioli e dei tessitori — adottano i propri statuti definitivi, segnale di un’attività economica ben strutturata e fondamentale per la comunità locale.
Dal Rinascimento al Settecento: la Produzione Diffusa
Tra il XVI e il XVIII secolo l’attività tessile si articola in maniera capillare sul territorio. Gli addetti al lanificio lavorano a domicilio materie prime o semilavorati che l’imprenditore consegna e ritira per la finitura e la vendita: è il sistema del cosiddetto “mercante-imprenditore”, ben documentato nelle vallate biellesi tra Sei e Settecento.
Nascono in questo periodo le prime manifatture dedicate al lavaggio, alla cardatura e alla filatura della lana. Verso la fine del Settecento, durante la dominazione napoleonica, nel Biellese sono già 340 le fabbriche di pannilana, con 4.500 telai — un dato straordinario per un’economia ancora prevalentemente agraria.
La Rivoluzione di Pietro Sella: le Prime Macchine per Filatura
La vera svolta arriva nel 1817, quando Pietro Sella introduce le prime macchine per filatura di tipo meccanico nel lanificio di famiglia a Valle Mosso. Dopo un viaggio in Inghilterra per studiarne il funzionamento, Sella acquistò i macchinari a Seraing presso Liegi, in Belgio, dove l’imprenditore britannico William Cockerill aveva aperto un’officina di produzione.
Le macchine — soprannominate “le meccaniche” — vennero installate nell’antico “Bator” di Valle Mosso, una cartiera riconvertita, dando vita al primo opificio tessile italiano con macchinario azionato da energia idraulica. L’introduzione incontrò forti resistenze in un contesto ancora condizionato da vincoli corporativi, ma aprì la strada alla modernizzazione dell’intero distretto. I telai meccanici arrivarono nel Biellese solo qualche decennio dopo, negli anni Settanta dell’Ottocento, quando lo stabilimento del Lanificio Maurizio Sella lungo il torrente Cervo a Biella completò il ciclo di meccanizzazione.
L’Architettura Industriale e il Paesaggio delle Ciminiere
Nei decenni successivi il Biellese si trasforma visibilmente. Grandi opifici multipiano — caratterizzati dalla ripetitività delle aperture di derivazione manchesteriana — segnano il paesaggio insieme alle svettanti ciminiere e ai terrazzamenti delle “ramme”, le strutture utilizzate per l’asciugatura all’aperto dei tessuti, ancora oggi riconoscibili sulle colline biellesi.
Ad est del centro storico di Biella, lungo il torrente Cervo che separa il nucleo più antico dal rione di Chiavazza, si staglia una delle principali aree di archeologia industriale del territorio, sede fin dal Cinquecento di cartiere, mulini, peste da canapa e da cereali, poi trasformata in cuore manifatturiero.
I Villaggi Operai: Welfare ante Litteram
Gli imprenditori tessili biellesi non costruirono solo fabbriche: edificarono veri e propri villaggi operai, con case, asili, scuole e strutture ricreative, anticipando forme di welfare aziendale poi diventate modello.
A Trivero il Lanificio Ermenegildo Zegna, fondato nel 1910 dai fratelli Edoardo, Mario ed Ermenegildo Zegna con il socio Costanzo Giardino Vitri, è l’esempio più noto. Fu Ermenegildo Zegna — rimasto unico artefice dell’azienda dopo il 1915 — a costruire negli anni Trenta un intero sistema di welfare: una piscina modernista, una scuola, un ospedale e la strada Panoramica Zegna, ancora oggi percorribile tra i boschi sopra Trivero. Per le maestranze arrivò anche un massiccio piano di rimboschimento con 500.000 alberi di conifere sulle pendici circostanti.
A Borgosesia, in provincia di Vercelli, un altro straordinario esempio è quello della Manifattura Lane, fondata il 30 gennaio 1850 dai fratelli Antongini — una famiglia milanese rifugiatasi in Valsesia dopo le Cinque Giornate di Milano. Già nel 1852 la fabbrica occupava 150 operai con maestranze provenienti da Francia e Germania. Nel 1873 si costituì come Società Anonima Manifattura Lane Borgosesia, e nel corso dei decenni successivi diventò una vera città nella città: convitti per le operaie, scuola professionale, ambulatorio medico, banda musicale e corpo pompieri. Nel 1974 l’attività fu rilevata dalla Zegna Baruffa, dando vita all’attuale Zegna Baruffa Lane Borgosesia.
A Miagliano sorgeva il Cotonificio Poma, fondato nel 1863, e a Vigliano Biellese il villaggio operaio Trossi-Rivetti rappresenta un altro fondamentale esempio di edilizia sociale legata all’industria tessile.
La Fabbrica della Ruota di Pray: un Caso Emblematico
L’ex lanificio Zignone, meglio conosciuto come “Fabbrica della Ruota”, fu edificato attorno al 1878 a Pray e rappresenta uno dei più noti esempi di archeologia industriale in Italia, avendo conservato intatta la sua struttura originale.
Oggi è sede del DocBi — Centro Studi Biellesi, che da decenni svolge attività di ricerca e salvaguardia del patrimonio industriale biellese. Al suo interno il Centro di Documentazione dell’Industria Tessile custodisce oltre venti archivi aziendali di imprese cessate, con documenti compresi tra il XVIII secolo e il secondo Novecento.
Tollegno 1900 e l’Archivio della Memoria Tessile
Nel 1900 nasce Tollegno 1900, fondata per iniziativa della famiglia Sella. Nel 1908 prende vita il marchio Lana Gatto, destinato a diventare nei decenni successivi un simbolo della filatura d’eccellenza.
L’Archivio Storico di Tollegno 1900 a Biella conserva oltre un secolo di filati, disegni e documenti che documentano la storia del distretto tessile biellese, oggi visitabile su prenotazione.
Un Patrimonio da Custodire
Nel Biellese è conservato un ingente patrimonio di siti industriali e infrastrutture che derivano da un’attività tessile sviluppata attraverso venti secoli di storia. Questo patrimonio — tra fabbriche tessili, ciminiere, ramme, canali e villaggi operai — è oggetto di progetti di recupero e valorizzazione che ne stanno restituendo il valore culturale e identitario a tutto l’Alto Piemonte.
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