Il celebre detective Tom Ponzi, che abitava a Meina, frequentava sovente con amici le trattorie di Borgomanero.
Preferibilmente la Trattoria della Torre in Corso Roma, ora non più esistente, dove lavoravano bravissimi cuochi che preparavano anche pranzi e cene personalizzati con i sapori tipici di Borgomanero; il San Pietro, Centrale e Bersagliere.
Il suo migliore amico era un pescatore di persico di Solcio di Lesa, ma abitante a Meina, Beppe Brovelli, un eccezionale meccanico, preciso e professionale, che gli faceva la manutenzione della sua Ferrari.
I due si volevano bene e si rispettavano pur nelle proprie contrapposte ideologie, fondate su sani ideali. Tom ha salvato tantissimi ebrei grazie all’aiuto di cardinali.
Era assolutamente contro le leggi razziali e ha sempre aiutato ragazzi di ogni ideologia. Un gigante buono e generoso.
Tommaso Ponzi nacque a Pola nel 1921 e morì a Busto Arsizio nel 1997. Era sposato con Lydia Corda, figlia dell’Ufficiale Superiore Michelino (1925-2010) distaccato a Tripoli in Libia e divenuto generale.
Tom ebbe tre figli: Miriam, Miki/Michele e Daniele.
Uomo di destra, ma di una destra sociale. Come si diceva, visse sul Lago Maggiore a Meina (No). Nel 1948 fondò la Mercurius Investigazioni, l’anno dopo divenne Tom Ponzi Investigazioni.
Ebbe un rapido successo anche in campo internazionale: lavorò per Nelson Rockeffeler, la Famiglia Agnelli, Enzo Ferrari e Aga Khan.
Tom accompagnò la vita italiana del dopoguerra, raccontando o indagando, soprattutto nel periodo degli anni ’60/’70, i cambiamenti nel privato, delle famiglie e nella società più in generale in Italia, che sarebbe diventata in breve una delle maggiori potenze industriali.
Ponzi fu per molti versi il primo in Italia a fare delle investigazioni una professione ad alto livello, passando negli anni da quelle matrimoniali alle più complesse industriali, patrimoniali e finanziarie.
Tom, secondo quanto da lui dichiarato in una intervista a Enzo Biagi, fu avviato inizialmente a tale mestiere dal famoso fotografo Elio Luxardo, che gli prestò una sua macchina da scrivere.
Divenne funzionario di prefettura nel periodo della Repubblica Italiana Sociale ma poi venne mandato via, rimanendo senza lavoro.
Il primo incarico importante fu per conto di Vittorio Valletta, l’amministratore delegato di allora della FIAT, affidandogli il compito del recupero crediti e il controllo della solvibilità dei clienti che acquistavano le prime automobili.
Un settore molto importante è sempre stato quello delle indagini a carattere privato e, fra i clienti di Tom Ponzi, si può annoverare anche l’Aga Khan, il nonno dell’attuale Karim Aga Khan IV.
Gelosissimo della sua quarta moglie, Yvonne Blanche Labrousse, divenuta Begum Om Habibeh Aga Khan, l’Aga Khan incaricò Ponzi di sorvegliarla presso l’Hotel Negresco di Nizza.
Dopo ventitré giorni di sorveglianza, il rapporto dettagliato di Tom arrivò alla conclusione che la consorte, divenuta tale nel 1930, era assolutamente fedele.
L’Aga Khan fu molto contrariato per aver speso una somma ingente per l’investigazione che non aveva dato alcun risultato e se la prese proprio con Ponzi, che gli rispose a tono: “Se era una patente di cornuto che voleva, bastava chiederla.”
Il fatto di aver lavorato per uno degli uomini più ricchi del mondo accrebbe notevolmente la popolarità dell’agenzia investigativa nel campo del jet set internazionale.
Nel 1949, gli venne affidato un altro caso importante da una grande azienda, e conseguentemente i giornali importanti cominciarono ad interessarsi veramente di lui.
La STAR, accorgendosi che i suoi dadi da brodo venivano contraffatti, assoldò Ponzi che si mise a pedinare personalmente il furgone che consegnava ai negozi i dadi truccati, smascherando in breve tempo i truffatori.
La sua reputazione si consolidò ulteriormente in tutti gli ambienti, e non solo in quelli investigativi, con un’altra indagine condotta a regola d’arte sempre nel campo della contraffazione, in questo caso dei medicinali della Squibb, ad opera di una banda che operava non solo in Italia.
Altro caso con successo, fu quello della contraffazione del profumo Chanel n° 5.
Fra gli altri clienti illustri, negli anni ‘70, il senatore Vittorio Cini, mentre una squadra dell’agenzia di Tom era sempre presente ai box della scuderia Ferrari, per controllare eventuali sabotaggi.
In questo periodo, entrò in agenzia la figlia Miriam. Nel 1957, in occasione del ventennale della testata Diabolik, le sorelle Giussani incaricarono Ponzi di ritrovare Zarcone, il disegnatore che illustrò il primo numero del fumetto “Il re del terrore” per poi sparire misteriosamente, ma in questo caso non ebbe successo.
Fece però notizia su tutti i giornali e alla TV, nel 1956, il suo intervento nella scuola elementare di Terrazzano (MI) dove due balordi avevano sequestrato un centinaio di alunni e tre maestre: assieme all’operaio Sante Zennaro, riuscì a penetrare nell’edificio e a disarmare i malviventi.
La vicenda si concluse però con l’uccisione di Zennaro, colpito per errore dalle forze dell’ordine. Zennaro fu insignito della medaglia d’oro al valor civile, mentre Ponzi non ottenne alcun riconoscimento, in base a quanto dichiarato dal fratello Angelo in una intervista, a causa delle sue esplicite simpatie fasciste.
Ponzi affermava inoltre di essere stato testimone delle manomissioni della scena da parte dei poliziotti, che intendevano occultare le loro responsabilità attorno alla morte dell’operaio, ucciso, secondo lui, dagli agenti perché scambiato per uno dei rapitori.
Un riconoscimento ufficiale fu da parte del procuratore della Repubblica Mauro Gresti, che nel 1984 scriveva al questore di Milano: “Risponde, effettivamente al vero, l’affermazione contenuta nell’esposto inviato da Tom Ponzi, che lui ebbe in occasione del tragico episodio di Terrazzano, un comportamento estremamente coraggioso e di collaborazione fattiva con le forze dell’ordine.”
Negli anni ‘70, Ponzi ebbe un coinvolgimento giudiziario: un’accusa di una sua pianificazione su una vasta intercettazione telefonica ai danni della Montedison da parte di certi esponenti politici.
Riuscì a fuggire a Nizza prima dell’arresto e vi rimase sei anni. Tornato in Italia, fu assolto con formula piena.
Ma gli venne ritirata la licenza di investigatore. La intestò ai figli e continuò a svolgere il suo amato lavoro.
Tom Ponzi per un periodo fu attore alla RAI TV, interpretò il Commissario Sciancalepre nella serie “I giovedì della Signora Giulia” tratti da romanzo di Piero Chiara. Tom Ponzi si ritirò dalle investigazioni negli anni ‘90. Venne a mancare a 76 anni a Busto Arsizio (VA).
La figlia prediletta, la bellissima Miriam, paracadutista come il padre, lo affiancò nell’attività e, dopo la sua dipartita, ne proseguì, come tuttora, l’attività investigativa e di intelligence.
Articolo di Giampietro Danesi con la supervisione di Miriam Ponzi, amica dell’autore.
