Cino Moscatelli nacque a Novara il 3 febbraio 1908, nel rione operaio di Sant’Andrea, da Enrico e Carmelita Usellini, crebbe nell’ambiente della periferia novarese e iniziò a frequentare fin da giovanissimo il Circolo ferrovieri.
Divenuto uno dei punti di riferimento del rione Cino nel settembre 1920, appena dodicenne, durante l’occupazione delle fabbriche, partecipò all’occupazione della Rumi, in cui lavorava come garzone e nell’estate del 1922, durante la “battaglia di Novara”, si distinse assieme ai suoi compagni apprendisti e ad altri operai della Scotti e Brioschi nella difesa della Camera del lavoro e di circoli proletari dagli assalti delle squadracce fasciste e si impegnò sempre più nella battaglia contro la nascente dittatura e in difesa degli interessi della classe operaia.
Nel 1925 organizzò uno sciopero degli apprendisti alle Officine meccaniche novaresi, si iscrisse alla gioventù comunista e fu incaricato dell’attività di stampa e propaganda poi trovò lavoro a Milano, all’Alfa Romeo, dove già era occupato “Pinin” Giarda, segretario della Sezione metallurgica e primo segretario della sezione comunista di Novara.
Perseguitato dai fascisti, in seguito a uno sciopero, si occupò, sempre con Rimola, alla Cerutti di Milano, dove continuò a operare clandestinamente, soprattutto in direzione delle mondine, sotto la guida di Girolamo Li Causi.
Nel settembre del 1927, durante le manifestazioni di protesta per l’esecuzione negli Stati Uniti degli anarchici Sacco e Vanzetti, provocò un corto circuito nella cabina elettrica della Cerutti, dando luogo a uno sciopero, poi espatriò in Svizzera per frequentare, in una baita a Paswang, nei pressi di Basilea, una scuola di partito, diretta da Togliatti, Longo e Grieco.
Arrestato dalla polizia svizzera con gli altri partecipanti al corso, fu condannato a tre giorni di reclusione ed espulso dal Paese.
Recatosi con i compagni a Berlino, continuò a frequentare il corso nella Casa “Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg” del Partito comunista tedesco fino a quando fu inviato alla scuola internazionale di Mosca, dove continuò gli studi.
Nel gennaio del 1930 lasciò l’Unione Sovietica e si trasferì a Parigi, dove partecipò a riunioni con gli emigrati antifascisti, collaborando attivamente con Secchia.
Alla fine del giugno 1930 venne inviato dal partito in Italia per organizzarne la lotta clandestina contro il fascismo e operò nelle province di Modena, Reggio, Parma, Piacenza, Bologna, Ferrara e Ravenna, soprattutto tra i più giovani, dando un notevole impulso all’organizzazione clandestina del partito.
Moscatelli, mentre curava l’organizzazione di manifestazioni per l’anniversario della rivoluzione bolscevica, venne scoperto, pedinato e arrestato a Bologna l’8 novembre, dopo quattro mesi di attività e il 21 febbraio 1931 fu deferito al Tribunale speciale e infine condannato a 16 anni e 6 mesi di reclusione, all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, a 3 anni di vigilanza speciale e a 2.000 lire di multa per ricostituzione del Partito comunista e appartenenza al medesimo, propaganda comunista, uso di documenti falsi ed espatrio clandestino.
Venne recluso nelle carceri di Volterra e nel 1932 fu trasferito a Civitavecchia, dove fu a contatto con Secchia, Scoccimarro, Li Causi, Terracini, Sereni, Manlio Rossi Doria, Leo Valiani e completò la sua formazione politica e ideologica e infine ad Alessandria.
Scarcerato nel dicembre 1935 decise di rimanere in Italia a Varallo Sesia e mantenne il legame con militanti delle province di Novara e di Vercelli, poi avviò una piccola rubinetteria.
Il 26 luglio 1943, giorno successivo alla caduta del fascismo, improvvisò a Borgosesia una manifestazione popolare e, nei quarantacinque giorni del governo Badoglio, prese a dirigere il movimento antifascista in Valsesia, riallacciando in particolare il collegamento con Secchia, che nel era stato liberato dal confino di Ventotene.
Dopo l’8 settembre fu tra i promotori del Comitato valsesiano di Resistenza e svolse subito, impegnando tutti i suoi risparmi, un’intensa attività per l’organizzazione degli sbandati e della guerriglia, contro le forze che la Repubblica di Salò andava riorganizzando, a fianco dell’esercito di occupazione.
Formata nei mesi successivi anche una divisione nell’Ossola, venne costituito il raggruppamento delle divisioni garibaldine della Valsesia-Ossola-Cusio-Verbano, di cui Moscatelli fu commissario politico fino alla Liberazione.
Nell’aprile 1945 le formazioni di Moscatelli parteciparono alla liberazione di Novara e marciarono poi su Milano, dove giunsero il 28 aprile.
Per i meriti acquisiti nella lotta partigiana, Moscatelli fu congedato con il grado di tenente colonnello e gli vennero conferite la medaglia d’argento al valor militare e due croci al merito di guerra.
Dopo la Liberazione venne designato sindaco di Novara dal Cln. fu eletto deputato alla Costituente per la circoscrizione di Torino-Novara-Vercelli e ricoprì durante il terzo governo De Gasperi la carica di sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri per l’assistenza ai reduci e ai partigiani.
Nel 1948 entrò al Senato, membro di diritto, e fece parte della Commissione difesa, nel 1953 fu eletto con 60.000 voti deputato per la circoscrizione di Bologna-Ferrara-Ravenna-Forlì e fece parte della Commissione trasporti; nel 1958 per quella di Torino-Novara-Vercelli.
Oltre all’attività di parlamentare e di amministratore comunale Cino fece parte del Comitato centrale del Pci fino all’VIII Congresso del 1956 e contemporaneamente, dopo aver lavorato presso la direzione, fu, nel 1948, responsabile d’organizzazione a Torino, dal 1949 al 1950 segretario della federazione di Aosta, quindi ispettore regionale, inviato presso la federazione di Cuneo, e successivamente vicesegretario di quella di Novara.
Nel 1963 fece ritorno a Borgosesia dove assolse l’incarico di capogruppo nel consiglio comunale fino al 1975 e fu, con il democristiano Giulio Pastore, tra i promotori del Consiglio Valle della Valsesia, il primo costituito in Italia, trasformatosi poi in Consiglio della Comunità Montana.
Fu il principale promotore della concessione della medaglia d’oro al valor militare alla Valsesia per l’attività partigiana (1973) e si dedicò alla ricerca storica, costituendo nel 1974, assieme a partigiani e uomini politici della Valsesia, del Biellese e del Vercellese, l’Istituto per la storia della Resistenza in provincia di Vercelli, con sede a Borgosesia.
Cino Moscatelli morì a Borgosesia il 31 ottobre 1981 e alle sue esequie presero parte il presidente Sandro Pertino, i massimi dirigenti del Pci e un gran numero di antifascisti e di democratici, che volle rendere omaggio al Comandante.
