Antonio Calderara

Sulla sponda orientale del Lago d’Orta, nella piccola frazione di Vacciago di Ameno, in provincia di Novara, si trova una delle case-museo più straordinarie e meno conosciute dell’Alto Piemonte.

È qui che Antonio Calderara — pittore nato ad Abbiategrasso nel 1903 e morto a Vacciago nel 1978 — trascorse la maggior parte della sua vita e costruì uno dei percorsi artistici più originali del Novecento italiano.

Un pittore e il suo lago

Il legame di Calderara con il Lago d’Orta inizia nell’infanzia. La famiglia trascorreva le vacanze estive a Vacciago, in una casa acquistata dal padre affacciata sul lago, con l’Isola di San Giulio al centro e il Monte Rosa sullo sfondo.

Un paesaggio che avrebbe segnato ogni fase della sua produzione, dal figurativo all’astratto.

Nel 1915, a soli dodici anni, realizzò la sua prima opera a olio: La chiesa di Vacciago. Quel piccolo borgo novarese era già il suo mondo.

Dopo aver abbandonato gli studi di ingegneria al Politecnico di Milano, Calderara si dedicò interamente alla pittura come autodidatta, lavorando in un isolamento quasi ascetico che avrebbe caratterizzato tutta la sua esistenza.

Dal figurativo all’astrazione: una svolta radicale

Il percorso stilistico di Calderara attraversa due fasi profondamente diverse. Nel periodo figurativo — dagli anni Venti agli anni Cinquanta — dipinse soprattutto paesaggi del Lago d’Orta e di Vacciago, ritratti, nature morte.

Uno stile post-impressionista di impronta lombarda, con influenze di Morandi e del Realismo magico, in cui la luce era già protagonista silenziosa.

Nel periodo figurativo, Calderara si limitò spesso a un unico tema: quello del paesaggio del lago d’Orta e della località di Vacciago. Le forme venivano continuamente studiate, semplificate, fino a essere ridotte a pura sintesi visiva.

La svolta avvenne nel 1954, con la scoperta di Piet Mondrian e Josef Albers. Le forme si svuotarono progressivamente della profondità prospettica, i colori si fecero piatti e luminosi.

Nel 1958, con un disegno dedicato alla madre, l’artista tracciò la sua ultima linea curva, segnando una cesura simbolica con il passato. Nel 1959 dipinse il primo quadro interamente astratto.

La pittura come ricerca della luce

Le opere astratte di Calderara sono composte da quadrati e rettangoli di colore in toni pastello e chiarissimi, costruzioni geometriche rigorose ma pervase da una luminosità sospesa e quasi spirituale. La luce non illumina più oggetti o paesaggi: diventa essa stessa il soggetto, la materia e il fine dell’opera.

Il critico Claudio Cerritelli descrive le sue tele come luoghi in cui le stesure cromatiche portano con sé la memoria del vissuto attraverso un’astrazione pervasa dall’afflato lirico, dal sentimento luminoso dello spazio.

Una sintesi tra geometria e poesia che lo avvicina a Josef Albers e Mondrian, ma sempre con un tono più lirico e irriducibilmente personale.

Questa ricerca portò Calderara a un riconoscimento internazionale che l’Italia fu lenta a riconoscere. Espose a Rotterdam, alla Quadriennale di Roma del 1965, alla Galleria Denise René di Parigi.

Nel 1974, l’Ente Provinciale del Turismo di Novara gli conferì la medaglia d’oro per la sua attività di pittore e il suo amore per il Lago d’Orta.

La Fondazione: una casa-museo unica

Prima di morire, Calderara prese una decisione straordinaria: aprire la sua casa-studio al pubblico, affinché le generazioni future potessero avvicinarsi al mistero dell’arte.

La Fondazione Antonio e Carmela Calderara fu costituita il 10 gennaio 1979, in esecuzione delle volontà del pittore, e ancora oggi è visitabile a Vacciago di Ameno.

Casa Calderara è ospitata in un palazzo rinascimentale secentesco nel centro di Vacciago, caratterizzato da un triplice loggiato su colonne in granito. Al suo interno, il pittore allestì la collezione che volle intitolare con modestia: La storia di Antonio Calderara e una scelta di artisti contemporanei suoi amici.

La raccolta si compone di 327 opere di pittura e scultura, di cui 56 di mano dello stesso Calderara e 271 di 133 artisti europei, americani, giapponesi e cinesi, accomunati al maestro da rapporti di amicizia, stima o affinità di ricerca.

Tra i nomi presenti figurano Lucio Fontana, Josef Albers, Vasarely, Yves Klein, Piero Manzoni, Arnaldo Pomodoro, Osvaldo Licini e Jesús Rafael Soto.

La raccolta offre un’ampia documentazione delle avanguardie internazionali degli anni Cinquanta e Sessanta, con particolare attenzione per l’astrattismo geometrico, l’arte cinetica, l’op art e la poesia visiva.

Come visitare la Fondazione

La Fondazione è aperta dal 15 maggio al 15 ottobre, da martedì a domenica pomeriggio, con aperture anche la mattina nei mesi estivi. L’ingresso è gratuito.

Si trova in Via Bardelli 9, Vacciago di Ameno (NO), a pochi chilometri da Orta San Giulio.

Un pomeriggio sul Lago d’Orta può facilmente combinare la visita alla Fondazione Calderara con una passeggiata nel borgo di Orta, il giro in battello fino all’Isola di San Giulio e la vista sul Mottarone.

Un itinerario perfetto per la primavera, quando la luce del lago — quella stessa luce che Calderara ha cercato per tutta la vita — è al suo massimo splendore.


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