L’Isola di San Giulio, perla del Lago d’Orta, oggi è un’oasi di silenzio e spiritualità che incanta i visitatori di tutto il mondo.
Un viaggio tra storia e mito alla scoperta della leggenda fondativa del Lago d’Orta e dell’enigmatico reperto custodito nella Basilica.
Oggi l’Isola di San Giulio appare come un gioiello di pace incastonato nelle acque del Lago d’Orta, meta di turismo e spiritualità. Ma le antiche cronache raccontano una storia ben diversa, fatta di ombre, paure e creature mostruose che infestavano questo luogo. Secondo la tradizione, nel IV secolo d.C., lo scoglio roccioso era inaccessibile, abitato da serpenti e da un terribile drago.
Queste bestie impedivano a chiunque di avvicinarsi, simboleggiando il male che ancora dominava quelle terre prima dell’avvento del Cristianesimo. Tutto cambiò con l’arrivo di San Giulio, un predicatore greco giunto sulle rive del Cusio per completare la sua opera di evangelizzazione. Nessun barcaiolo volle traghettarlo sull’isola per paura dei mostri, ma il Santo non si perse d’animo.
La leggenda narra che Giulio stese il suo mantello sulle acque e, utilizzandolo come una zattera, navigò miracolosamente fino alla riva opposta. Lì, armato solo della croce, affrontò i serpenti e il drago, scacciandoli per sempre e fondando la sua centesima chiesa. Una storia affascinante, certo, ma esiste un elemento che da secoli alimenta il dubbio: una “prova” tangibile.
Entrando nella sacrestia della magnifica Basilica romanica, i visitatori rimangono spesso a bocca aperta alzando lo sguardo. Appeso al soffitto, infatti, troneggia un enorme osso scuro, lungo e ricurvo, che la tradizione popolare attribuisce proprio al drago sconfitto. Per generazioni, i fedeli hanno guardato a quel reperto con timore reverenziale, considerandolo la costola o una vertebra del mostro.
La scienza moderna ha svelato l’arcano: si tratta molto probabilmente di un osso fossile di cetaceo o di un animale preistorico. Forse fu portato lì nel Medioevo come ex voto o ritrovato durante scavi antichi e interpretato secondo le credenze dell’epoca. Eppure, la spiegazione razionale non toglie nulla alla magia: quell’osso rimane il guardiano silenzioso dei segreti dell’Isola.
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