Camillo Olivetti nacque a Ivrea il 13 agosto 1868 e il padre,  che  lavorava come piccolo agricoltore e mediatore di terreni, faceva parte di una ricca famiglia ebraica.

Dopo aver frequentato il Politecnico di Torino, si laureò con Galileo Ferraris in ingegneria elettrotecnica nel 1891 e fece alcuni viaggi che divennero fondamentali per la sua formazione tecnica e sociale a Londra, per perfezionare l’inglese, e negli Stati Uniti,  dove accompagnò Ferraris al congresso di elettricità di Chicago.

Il soggiorno americano durò un anno e Olivetti visitò laboratori e fabbriche, seguì corsi di fisica alla Stanford University diventando anche assistente di ingegneria elettrica, ma soprattutto cercò di comprendere al meglio i meccanismi dell’economia statunitensi, sviluppando interessi per il federalismo, le autonomie locali e le riforme istituzionali democratiche.

Tornato in Italia dopo un secondo viaggio negli Stati Uniti, fondò a Ivrea una piccola ditta per la costruzione di strumenti elettrici di misurazione, da lui disegnati e brevettati, così come progettò la famosa fabbrica in mattoni rossi, sede dell’officina.

Camillo non tardò a diventare una figura caratteristica dell’ambiente di Ivrea, sempre attento ai problemi sociali e del lavoro e non dimenticando le sue simpatie per gli ideali socialisti che cerca di trasmettere alla classe operaia.

Nel 1899 sposò Luisa Revel, figlia del pastore valdese di Ivrea che gli diede i figli Elena, Adriano, Massimo, Silvia, Laura e Dino.

Dopo aver ceduto la piccola fabbrica, nel 1908 fondò la “Ing. C. Olivetti e C.”, con il preciso intento di produrre macchine per scrivere, grazie a una ventina di collaboratori e nel 1911 presentò all’Esposizione Universale di Torino il primo modello, la M1.

Da quel momento l’Azienda cominciò ad espandersi, riuscendo ad evitare scioperi e contestazioni, soprattutto per il prestigio di cui godeva l’Ingegnere presso i lavoratori e i sindacati.

Intanto Camillo vide il figlio Adriano inserirsi sempre più nella vita dell’Azienda dopo che, laureatosi in chimica industriale al Politecnico di Torino, nel 1924 cominciò l’apprendistato nella ditta paterna come operaio.

Negli anni della formazione, Adriano divenne molto attento al dibattito sociale e politico, frequentò ambienti liberali e riformisti ed entrò in contatto con Piero Gobetti e Carlo Rosselli.

Il giovane Olivetti, rientrato da un lungo soggiorno di studio negli Stati Uniti, insieme al padre riorganizzò l’attività produttiva della fabbrica e sviluppa la struttura commerciale creando filiali e consociate in Italia e all’estero.

Nel corso degli anni Trenta Camillo lasciò al figlio sempre maggiori responsabilità nella conduzione dell’azienda, continuando a rivolgersi alla progettazione e alla produzione e pianificando nuovi modelli di macchine per scrivere, mobili per ufficio, le prime telescriventi e le macchine da calcolo, non dimenticando di migliorare i servizi sociali e la condizione lavorativa dei dipendenti.

Con l’armistizio dell’8 settembre 1943, Camillo si rifugiò nel Biellese, dove morì il 4 dicembre 1943 e fu sepolto nel cimitero ebraico di Ivrea, accompagnato da una folla che, nonostante la pioggia, arrivò numerosissima da ogni angolo del Canavese.