Dalla Battaglia delle Arance alle Fagiolate: Celebrazioni di Libertà e Folclore nel Piemonte
Il Martedì grasso (Màrtes grass in piemontese) cade il 17 febbraio 2026 e rappresenta uno dei momenti più attesi dell’anno nel Piemonte, specialmente nell’Alto Piemonte.
Questa giornata carica di storia, leggenda e tradizione culinaria racchiude il significato profondo di una festa che, per secoli, ha segnato il passaggio tra l’inverno e la primavera, tra l’abbondanza e la rinuncia quaresimale.
Le Origini Antiche: Dal Paganesimo al Cristianesimo
Il termine “Carnevale” ha origini antiche e controverse. Alcuni studiosi lo collegano a “car navalis”, il rito della nave sacra portata in processione su un carro.
Altri ritengono che significhi “carne levare” (“togliere la carne”) o “carne vale” (“carne, addio”), in riferimento al digiuno quaresimale che inizia il mercoledì delle Ceneri, dopo il Martedì grasso.
Le origini del Carnevale affondano nelle celebrazioni pagane di fecondità e purificazione. Nell’antica Roma, il 15 febbraio, i Luperci celebravano riti di fecondità nel Lupercale, grotta vicino al Palatino. Dopo l’uccisione rituale di capre, due giovani venivano purificati con sangue e latte, scatenando il riso, simbolo di fertilità.
Il Significato Quaresimale e l’Eccesso Controllato
La festività del Martedì Grasso aveva, in origine, un significato collegato alla Quaresima cristiana. Si concedeva, infatti, una giornata di libera indulgenza prima dell’inizio del digiuno e della penitenza.
La tradizione si fondava sull’usanza di consumare tutti gli alimenti ricchi e grassi in casa, come uova, latte e zucchero, che non avrebbero trovato posto nella penitenza dei quaranta giorni successivi.
Il Carnevale di Ivrea: La Battaglia delle Arance del Martedì Grasso
Nessun luogo dell’Alto Piemonte (anzi, dell’intero Piemonte) incarna meglio lo spirito della tradizione carnevalesca di Ivrea, una città che trasforma il Martedì Grasso in una rievocazione storica affascinante e carica di simboli.
Le radici dello Storico Carnevale di Ivrea affondano nel Medioevo. Protagonista indiscussa è la Vezzosa Mugnaia, ovvero Violetta, eroina e simbolo di libertà.
Secondo la leggenda, la coraggiosa fanciulla libera il popolo dalla tirannia, uccidendo il Marchese di Monferrato, che affama la città e costringe le giovani spose allo ius primae noctis. La mugnaia prima seduce il nobiluomo, poi si ribella la notte dell’incontro, tagliandogli la testa con la sua stessa spada e dando inizio alla rivolta popolare.
La Battaglia delle Arance: Uno Spettacolo di Tre Giorni
La battaglia delle arance di Ivrea ha luogo gli ultimi tre giorni, ovvero la domenica, il lunedì grasso e il martedì grasso del carnevale, sempre di pomeriggio, e rappresenta il momento più spettacolare dell’intera manifestazione, motivo di richiamo turistico annuale per migliaia di visitatori.
Da domenica a martedì grasso, nelle principali piazze della città, si svolge la spettacolare Battaglia delle Arance, rappresentazione della rivolta popolare contro le armate del tiranno.
Ciascuna squadra a piedi è formata da centinaia di uomini e donne, pronti ad assalire con le arance gli avversari che transitano sul carro. Indossano costumi colorati, con campanelli alle caviglie e casacche legate in vita, così da contenere una buona quantità di agrumi.
Sono completamente esposti ai colpi dei nemici, perché sprovvisti di protezione.
Una Tradizione di Sostenibilità: Le Arance e l’Economia Circolare
Le arance del Carnevale di Ivrea non rappresentano una forma di spreco alimentare. I frutti utilizzati dalle squadre di ‘aranceri’ provengono da filiere tracciate di agrumi non idonei al consumo umano, principalmente da Calabria e Sicilia.
Nel 2026, il frutto della Battaglia delle arance verrà trasformato in compost e distribuito gratuitamente ai cittadini, trasformando il momento iconico in un’occasione di valorizzazione delle buone pratiche di economia circolare.
Le Fagiolate: Il Cibo della Tradizione Popolare
Una tradizione piemontese molto forte, specialmente nel Canavese (Ivrea e dintorni), è la preparazione delle Fagiolate Grasse. Grandi calderoni di fagioli, cotiche di maiale e salamini vengono cotti all’aperto fin dalle prime ore del mattino del Giovedì o della Domenica di Carnevale per essere distribuiti alla popolazione.
Nel centro di Ivrea si trovano i canestrelli, biscotti tradizionali del Canavese e della Val di Susa, di antica preparazione medievale, e i friciò, dolcetti di Carnevale diffusi in tutto il Piemonte, simili alle castagnole, ma ripieni di uvetta.
Nei rioni della città si respira il profumo delle fagiolate, della tofeja canavesana (zuppa che prende il nome dalla terrina in terracotta in cui è cucinata), ai faseuj grass (i fagioli grassi di Ivrea), dalla cottura lunghissima – circa 6 ore – all’interno di pentoloni di rame.
Il Berretto Frigio: Simbolo di Libertà e Protezione
Per chi vuole godersi lo spettacolo della Battaglia senza essere bersaglio delle arance, il segreto è uno solo: indossare il berretto frigio rosso. Questo copricapo, simbolo della rivolta popolare, indica la vostra neutralità e vi garantisce il rispetto da parte degli aranceri.
Il Mercu Scûrot di Borgosesia: Un Carnevale che Sfida le Regole
Non solo Ivrea celebra il Carnevale con tradizioni affascinanti. A Borgosesia, le cose vanno diversamente dalla maggior parte dell’Italia.
Qui il Carnevale non si interrompe con il Martedì Grasso, ma trova proprio nel Mercoledì delle Ceneri il suo momento più significativo: il Mercu Scûrot (il “mercoledì buio”), una giornata che da oltre un secolo continua a raccontare lo spirito più ironico, popolare e dissacrante del Carnevale borgosesiano.
La storia del Mercu Scûrot inizia nella metà dell’Ottocento, in un periodo in cui Borgosesia stava cambiando profondamente. L’arrivo della Manifattura Lane, con operai e tecnici provenienti anche dall’estero, portò nuove idee e nuovi modi di vivere il Carnevale. È in questo contesto che, nel 1854, nasce l’episodio destinato a segnare per sempre la storia del Carnevale locale.
Maschere e Costumi: Gianduia a Torino e Oltre
Torino ha lunghe tradizioni carnevalesche, grazie alla sua simpatica maschera, Gianduia, simbolo di piemontesità, ironia, e convivialità. Gianduia è forse la parola piemontese più diffusa al mondo: da nome proprio, la parola è diventata una sorta di appellativo, tanto che il cioccolato alle nocciole è chiamato cioccolato al gianduja persino dai maestri pasticceri francesi e belgi.
L’Abbruciamento degli Scarli: La Fine Solenne
La sera del martedì grasso, grandi pali rivestiti di brughiera (gli Scarli) vengono dati alle fiamme. Se le fiamme salgono veloci fino in cima, è segno di buon auspicio per l’anno a venire.
Un Patrimonio Culturale Vivo
Il Martedì Grasso nell’Alto Piemonte rimane una festa profondamente radicata nella memoria storica e nel costume popolare.
Dalle legende medievali della Vezzosa Mugnaia alla spettacolare Battaglia delle Arance, dalle Fagiolate che scaldano il cuore dei partecipanti al Berretto Frigio che protegge i festeggianti, ogni elemento di questa tradizione racconta di popolo, libertà, resistenza e gioia collettiva.
Una memoria viva che continua ad essere tramandata da generazione a generazione, trasformando il Piemonte in un grande teatro di festa e storia.
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