Lago maggiore Magra 2026
Un lago che si ritira e uno scatto che diventa domanda…

Il fotografo Walter Zerla è tornato sulle rive del Lago Maggiore per documentare la magra del Lago Maggiore in queste settimane.

A Feriolo l’acqua si è ritirata di metri, scoprendo fondali normalmente sommersi.

A rendere la scena ancora più straniante, racconta Zerla, il fumo dell’incendio di Piedimulera, che ha offuscato l’orizzonte e cancellato quasi del tutto le montagne sullo sfondo.

Durante lo scatto, Zerla ha incontrato un signore anziano del posto.

Guardando il lago, l’uomo gli ha detto in dialetto: «È già stato anche più basso, quando ero giovane».

Una frase semplice, ma che Zerla non è riuscito a lasciarsi scivolare addosso.

La verifica dei dati storici

Tornato in studio, il fotografo ha deciso di controllare quella memoria con strumenti di intelligenza artificiale.

Ha incrociato archivi, vecchi articoli e rilevazioni delle stazioni idrometriche storiche.

Ha consultato inoltre i dati di CNR-CIPAIS, ARPA Piemonte e dell’ente svizzero UFAM.

Il risultato, secondo Zerla, conferma il racconto dell’anziano: il Lago Maggiore ha già vissuto magre più severe di quella attuale.

Tra gli anni citati nel suo grafico compaiono il 1947, il 1949, il 1956, gli anni Sessanta e il 1976.

dati lago maggiore basso

Il riscontro ufficiale di CNR e ARPA Piemonte

Il confronto proposto da Zerla trova conferma anche nelle fonti scientifiche ufficiali di questi giorni.

Marzia Ciampittiello, ricercatrice dell’Istituto di Ricerca sulle Acque del CNR di Verbania, ha spiegato che per trovare una magra estiva paragonabile bisogna tornare indietro esattamente al 1976, quando il valore minimo assoluto nel mese di luglio è stato di 192,49 metri sul livello del mare, sceso ad agosto a 192,44.

Il paragone non è casuale: è lo stesso anno indicato da Zerla nel suo grafico storico.

I rilevamenti più recenti della stazione ARPA di Pallanza confermano la gravità della fase attuale, con il livello sceso a 192,61 metri sul livello del mare nella giornata dell’8 agosto.

Il bollettino ARPA di fine luglio parla apertamente di siccità severa in tutto il Piemonte, con il Lago Maggiore che ha perso mezzo metro in un solo mese.

Un contesto diverso, uno stesso fenomeno

In quegli anni, ricorda Zerla, non si parlava ancora quotidianamente di crisi climatica o riscaldamento globale.

Le priorità erano altre: la guerra da poco terminata, la ricostruzione, la povertà diffusa.

Questo, sottolinea l’autore del post, non significa affatto negare il cambiamento climatico in corso.

Sappiamo che il clima sta cambiando e sarebbe sbagliato ignorarlo, scrive Zerla.

Ma sarebbe altrettanto sbagliato, aggiunge, dimenticare la storia e le sue oscillazioni ricorrenti.

La memoria come misura, non come rassicurazione

Il punto centrale del ragionamento di Zerla è netto: la memoria storica non serve a tranquillizzare.

Serve piuttosto a dare una misura a ciò che stiamo osservando oggi sul lago.

Conoscere il passato non diminuisce l’urgenza del presente, ma permette di guardarlo con più consapevolezza.

La natura, ricorda Zerla, possiede una memoria molto più lunga della nostra.

E forse vale ancora la pena fermarsi ad ascoltare chi quella memoria l’ha vissuta di persona, come il signore incontrato a Feriolo — una testimonianza che i numeri ufficiali, questa volta, confermano punto per punto.

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Immagini di Walter Zerla

FONTE: Post Facebook