Gli ultimi tre giorni di gennaio, il 29, il 30 e il 31, sono da sempre chiamati i Giorni della Merla, forse i giorni più freddi dell’inverno.
Particolarmente diffusa nella Pianura Padana, lungo il Po, la leggenda del merlo, che si dice una volta fosse tutto bianco, per i contadini era uno dei dì d’la marca, cioè i giorni di marca, che indicavano alla comunità la posizione all’interno della Ruota dell’Anno Contadino.
La leggenda è citata anche da Dante, come riferimento alla storiella che vede l’uccello tratto in inganno dal clima di gennaio.
Secondo il racconto, un tempo i merli erano completamente bianchi e proprio presso la Porta Nuova viveva una famiglia di questi simpatici uccelli, che si era trasferita a Milano dalla campagna vicina per sfuggire ai rigori dell’inverno.
Col passar del tempo i merli, vedendo che il clima era sempre più rigido, si trasferirono all’interno di una grondaia, dove restarono fino a metà gennaio, quando, essendoci un clima più mite, decisero di tornare a Porta Nuova.
Il 29 gennaio però cadde su Milano una forte nevicata, tanto che papà merlo, non riuscendo a trovare cibo, decise di andare altrove, mentre la mamma con i suoi piccoli andò a vivere in un comignolo.
Quando il capofamiglia finalmente tornò con del cibo, trovò la moglie e i suoi piccoli completamente neri a causa della fuliggine del comignolo.
Per non lasciarli soli, il merlo decise di condividere il loro stesso destino, vivendo nel comignolo e diventando anche lui del tutto nero, tranne per il becco, che rimase giallo.
Da allora i merli femmina sono completamente neri , mentre i maschi hanno il becco giallo.
In una fiaba piemontese si parla di un pesante cannone nero, per questo chiamato “la merla”, che alcuni soldati dovevano spostare sull’altra riva del Po.
Era gennaio, il fiume era in piena e la forte corrente impediva la costruzione di un ponte di barche che permettesse il trasbordo e solo il gran freddo degli ultimi tre giorni di gennaio e l’impressionante gelata consentirono ai soldati di trascinare il pesante pezzo di artiglieria sul fiume ghiacciato fino all’altra sponda.
Così, per ricordare l’impresa, quei tre giorni di viaggio divennero noti come quelli della merla.
Nei Giorni della Merla, che possono avere le prime avvisaglie della primavera, il canto del merlo può significare che la bella stagione forse è ancora lontana.
Un proverbio romagnolo infatti dice che Merlo, di marzo non cantare, che il becco ti si potrebbe ghiacciare. Lascia che canti la tordella, che lei non ha paura di nessuno (Mèral, ‘d mêrz no’ cantê’, che e’ bëc u t’ s’ po’ agiazê. Lëssa ch’e’ chénta e’ ragiôn che lo u n’ha pavura d’inciôn) e a Bologna dicono Quand canta al mérel, a san fóra dl’invéren (Quando canta il merlo, siamo fuori dell’inverno).
Un secondo rifermento è all’espressione dare del merlo a qualcuno, cioè considerarlo uno sprovveduto e un sempliciotto, tanto ingenuo da cantar vittoria prima del tempo.
Si dice che se i giorni della merla saranno freddi, secondo il detto popolare, la primavera sarà bella, se saranno caldi, la primavera tarderà.
