Il Vermouth fu inventato ufficialmente nel 1786 dal biellese di Bioglio, trapiantato a Torino, Antonio Benedetto Carpano.

Garzone della liquoreria Marendazzo, sita in Piazza delle Fiere, l’odierna Piazza Castello, creò  questa fascinosa bevanda, tramite un mix di erbe e spezie aromatiche con selezionati vini italiani.

Carpano scelse questo nome riadattando il termine “Wermut”, con il quale viene chiamata, in lingua tedesca, l’artemisia maggiore.

Tracce di un prodotto simile, un vino aromatizzato e zuccherino si trovano anche nell’antichità, con citazioni di Aristotele, Cicerone e Plinio il vecchio.

Nella seconda metà dell’800 il bicchiere di Carpano diventò l’aperitivo per eccellenza e la bevanda preferita di Torino. La bottega in quegli anni era frequentata da Camillo conte di Cavour, Massimo d’Azeglio, Luigi Brofferio, Urbano Rattazzi.

Non mancano, però, poeti, musicisti e scrittori: da Giuseppe Verdi ad Arrigo Boito e Giuseppe Giacosa.

Nasce l’ora del vermouth. Nella bottega di Carpano troviamo, fianco a fianco, nobili e militari, borghesi e operai, ma pure giovani signore, accompagnate dalle mamme, in cerca di marito. Un’ora che sarà poi  l’antesignana degli aperitivi, apericene ed happy-hour attuali.

Nel 1870 è tempo di “Punt e Mes”, un “punto di dolce e mezzo di amaro”, che cento anni dopo avrebbe fatto la fortuna di una celebre reclame nel Carosello tv.

Si narra che nel 1870 nella bottega Carpano di piazza Castello entrò di corsa un agente di Borsa e ordinò il vermouth corretto con una mezza dose di china, prendendo a prestito l’espressione piemontese utilizzata alle grida: “Punt e Mes”.

Nel 1898, i fratelli Luigi e Ottavio, terza generazione Carpano, decidono di fondare lo stabilimento di stampo industriale, al posto della bottega artigianale, proprio quello, ristrutturato, che oggi ospita il primo Eataly, ma anche il museo Carpano.

Dopo un secondo grosso boom internazionale, nel secondo dopo guerra, con la famiglia Turati alla guida dell’azienda, si avrà il cambio di marcia con prestigiose collaborazioni in ambito pubblicitario.

Carpano divenne uno dei simboli dell’aperitivo, con decine di sponsorizzazioni importanti. Grazie anche alla collaborazione con Armando Testa a partire dal 1960, che disegnerà l’etichetta, del “Punt e mes”.

Ancora oggi la grafica della sfera e mezza è oggetto di studio come una delle comunicazioni meglio riuscite del 900, in cui gioca anche l’influenza dell’arte futurista.

Si arriverà così, fra alti e bassi, al 1980, quando la storia della G.B. Carpano a Torino terminò, quando Silvio Turati e il figlio Attilio morirono senza eredi. La moglie di quest’ultimo, la contessa Romilda Bollati, a questo punto decise nel 1982 di cedere marchio e produzione alla Fratelli Branca, che trasferì l’azienda a Milano.

Duecentotrent’anni anni dopo, il marchio Carpano produce ancora un milione di bottiglie l’anno, vendute in particolare in Usa, Australia, Regno Unito, Germania, Austria, Grecia e Svezia. Ingrediente principe, dal gusto amabile, per cocktail entrati nella storia; il vermuth rimane un’icona assoluta del bere made in Italy.

Ma il Vermout non fu il solo appannaggio della Carpano, che nel suo rimase sempre un’azienda medio – piccola. Alla Rossi e Martini, che è una discendente della Carpano, si deve il successo nel mondo, grazie a geniali intuizioni di marketing e alle famose “Terrazze Martini”, che negli anni 50/60, furono vere e proprie icone di stile e del buon vivere nelle principali capitali.

Altri vermut famosi sono Gancia, Cinzano, fino agli scomparsi Cora, Ballor, Grassotti, Calissano e Chazallettes.