Sulle colline che dominano il Lago d’Orta, a cavallo tra i comuni di Ameno e Miasino in provincia di Novara, sorge una delle residenze ottocentesche più scenografiche dell’Alto Piemonte.
Il Castello di Miasino — noto anche come Villa Solaroli o Villa Bretta — si alza a 568 metri sul livello del mare, con una vista che spazia sull’isola di San Giulio, sul Monte Mesma e sull’intera conca del Cusio.
Una storia straordinaria, fatta di avventure risorgimentali, architettura neogotica e vicende novecentesche degne di un romanzo.
Miasino e il Cusio medievale: i Tornielli e la Riviera di San Giulio
Prima di raccontare il castello, occorre capire il territorio in cui sorge. Miasino è un borgo di origine gallica sulla sponda orientale del Lago d’Orta, con meno di mille abitanti e una storia che affonda nel Medioevo. Durante il periodo medievale, il paese faceva parte del grande feudo vescovile della Riviera di San Giulio, un principato ecclesiastico che dal 1219 dipendeva direttamente dal Sacro Romano Impero, concesso dall’imperatore Federico II al vescovo di Novara Oldeberto Tornielli.
I Tornielli — illustre famiglia novarese — ebbero per secoli un ruolo determinante nel controllo del Cusio e delle sue terre. Erano i signori feudali di questo territorio lacustre, protagonisti di alleanze e scontri con i Visconti, gli Sforza e i Savoia che si disputarono il controllo della pianura padana settentrionale. La loro presenza è ancora visibile nella toponomastica e nella memoria storica di molti comuni del lago.
Tra il Seicento e il Settecento, Miasino si arricchì grazie alla presenza di famiglie borghesi e aristocratiche e abbellì il suo territorio con diverse residenze signorili. È in questo contesto che nacquero Villa Nigra — splendido esempio di residenza aristocratica di campagna con loggiati, balaustre in granito e pregevoli affreschi — e la chiesa parrocchiale di San Rocco, riedificata nel 1627 su progetto dell’architetto milanese Francesco Maria Richino e proclamata monumento nazionale.
Paolo Solaroli: il sarto di Novara che ispirò Sandokan
La storia del castello non può prescindere da quella del suo committente, uno dei personaggi più straordinari del Risorgimento italiano. Paolo Solaroli nacque a Novara nel 1796 da un umile sarto. Il padre gli insegnò il mestiere, ma il giovane Paolo aveva altri orizzonti. Grazie ai contatti con la buona società novarese, si avvicinò alle idee liberali, si arruolò nell’esercito sabaudo e partecipò ai moti del 1821.
Fallita la rivoluzione, fu costretto all’esilio. Andò in Egitto come istruttore militare del vicerè Mehmet Alì, poi, sfuggendo a un’epidemia di colera, raggiunse l’India nel 1825. Qui rimase al servizio della Compagnia delle Indie per cinque anni, distinguendosi come ufficiale di grande valore. Nel 1830 ricevette il comando delle truppe del sultanato di Sardhana, al confine con il Nepal, e la begum Samru gli concesse in sposa la pronipote Giorgina Dyce Sombre.
Tornato in Piemonte nel 1848 carico di ricchezze orientali, finanziò la prima guerra d’indipendenza e fu decorato con la medaglia d’oro al valor militare. Promosso generale e aiutante di campo di Vittorio Emanuele II, prese parte all’incontro storico di Teano nel 1861. Re Carlo Alberto lo aveva già nominato barone, e poi marchese di Briona. Una vita così romanzesca che — si dice — ispirò Emilio Salgari nel tratteggiare il personaggio di Yanez de Gomera, il compagno avventuriero di Sandokan nella celebre saga del pirata malese.
Il castello: neogotico con granito rosa di Baveno
Tornato definitivamente in patria e con le sue cospicue fortune, Solaroli acquistò il medievale castello di Briona e poi, tra il 1867 e il 1889, fece edificare una sontuosa residenza di campagna sulle alture del Lago d’Orta, affidata all’architetto Eugenio Linati.
Il risultato fu una delle costruzioni otttocentesche più originali del Cusio. Il castello sorprende per il suo stile neogotico eclettico, con il caratteristico impiego del granito rosa di Baveno abbinato a marmi pregiati. La hall d’ingresso presenta due grandi arcate di marmo; le sale interne sono caratterizzate da soffitti a cassettoni e splendidi pavimenti in legno pregiato. Il parco circostante si estende su oltre 60.000 metri quadrati, con prato all’inglese, alberi secolari, rododendri e azalee che in primavera trasformano il giardino in uno spettacolo di colori.
La posizione panoramica è eccezionale: dalla sommità della collina lo sguardo abbraccia l’intera conca del Lago d’Orta con l’Isola di San Giulio al centro, il profilo del Monte Mesma e, nelle giornate limpide, le vette delle Alpi.
Una storia novecentesca tra confische e riscatto civile
Il Novecento portò al castello vicende molto meno nobili. Negli anni Ottanta, la struttura fu acquistata da Pasquale Galasso, boss della camorra campana, che la scelse come residenza di lusso nel Nord Italia. Nel 1992 Galasso fu arrestato e divenne collaboratore di giustizia. Il castello venne confiscato una prima volta nel 2007, ma per anni restò di fatto nella disponibilità della famiglia Galasso attraverso una società di gestione.
Solo nel 2016, l’Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati trasferì definitivamente il castello alla Regione Piemonte, che lo ricevette in proprietà nel dicembre 2015. Da quel momento è iniziato il lungo percorso di recupero di un bene che era diventato un simbolo del riscatto civile: una residenza costruita da un eroe risorgimentale, restituita alla collettività dopo un buio periodo di utilizzo criminale.
Un territorio da scoprire in primavera
Miasino e il Cusio in primavera offrono scorci di rara bellezza. Il borgo merita una visita per Villa Nigra con i suoi affreschi e il giardino aperto al pubblico gratuitamente, per la chiesa monumentale di San Rocco e per i percorsi escursionistici verso il Monte Mesma, il Santuario della Madonna della Bocciola e i sentieri che collegano Ameno, Miasino e le sponde del lago.
Il Castello di Miasino, nonostante le vicende recenti, rimane uno dei simboli architettonici più significativi del Cusio novarese: una testimonianza viva di come la storia di un territorio si intrecci con quella dei suoi protagonisti più straordinari.
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