Falò e roghi

Nelle tradizioni del Carnevale in Alto Piemonte, il fuoco rappresenta l’elemento di passaggio fondamentale tra le stagioni.

Il rito del falò o del rogo del fantoccio è una pratica ancestrale che affonda le radici nella cultura contadina del territorio.

Bruciare simbolicamente il “Re” o il “Babaciu” significa purificare la comunità e propiziare il ritorno della primavera.

A Santhià, il momento culminante del Carnevale Storico è proprio il rogo del “Babaciu”, che avviene la sera del Martedì Grasso.

Tutta la cittadinanza si stringe intorno alla pira in un silenzio quasi rituale, interrotto solo dal crepitio delle fiamme.

Il fumo che sale verso il cielo era un tempo interpretato dai contadini come un presagio sull’abbondanza del prossimo raccolto di riso.

Anche nelle valli dell’Ossola e in Valsesia, il fuoco segna la fine delle trasgressioni carnascialesche e l’inizio della Quaresima.

Questi roghi non sono solo spettacoli visivi, ma veri e propri atti collettivi di rinascita e speranza. Attraverso le fiamme, si abbandonano le fatiche dell’anno passato per accogliere con energia la nuova stagione agricola.

Storia e Simbolismo del Fuoco

  • Il Babaciu: Il fantoccio imbottito di paglia che rappresenta il Carnevale e i mali dell’anno appena trascorso.

  • Luoghi del Rito: Santhià (VC), Varallo (VC), e diversi borghi del Verbano-Cusio-Ossola.

  • Data del Rito: Tradizionalmente la sera del 17 febbraio 2026 (Martedì Grasso), con alcune varianti locali.

  • Curiosità: In passato, la direzione delle scintille indicava se l’annata sarebbe stata secca o piovosa per le campagne novaresi e vercellesi.


Fonti:

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