A pochi chilometri dalla Serra d’Ivrea, tra le province di Biella, Vercelli e Torino, si trova uno dei laghi più affascinanti e meno celebrati del Piemonte.
Il Lago di Viverone è un paradiso naturale con un doppio segreto: sopra la superficie dell’acqua regna un’avifauna straordinaria; sotto, dorme un villaggio preistorico di tremila anni fa.
Un lago glaciale tra tre province
Il lago di Viverone è il terzo lago più grande del Piemonte, situato a 230 metri sul livello del mare, nella parte sud-orientale della Serra morenica di Ivrea.
Per la maggior parte della sua estensione lo specchio d’acqua ricade in provincia di Biella, nel comune di Viverone; la sua parte occidentale ricade nella città metropolitana di Torino, nel comune di Azeglio.
Ha una superficie di circa 6 km², una profondità massima di 70 metri e un perimetro di 10,5 km. Le sue acque si sono formate durante l’era quaternaria per effetto delle grandi glaciazioni, che hanno modellato l’intera morfologia del Canavese nord-orientale.
Zone paludose si estendono a ovest e a sud-ovest fino alla torbiera di Moregna, nei comuni di Azeglio e Borgo d’Ale, in provincia di Vercelli. Questi ambienti umidi sono il cuore pulsante della biodiversità lacustre.
Una Zona di Protezione Speciale per gli uccelli
Il Lago di Viverone non è solo bello: è scientificamente rilevante per l’ornitologia. Il lago è identificato come Zona di Protezione Speciale per l’avifauna. In 30 anni di studi gli ornitologi hanno registrato la presenza di ben 27 differenti specie di oche e di anatre, il che fa di questo bacino una delle zone più importanti a livello europeo.
L’Oasi Zegna e il Lago di Viverone sono tappe imperdibili per chi vuole osservare l’avifauna in Piemonte e godersi una piena immersione nella quiete della natura. Primavera è la stagione d’oro: le specie nidificanti sono attive e i corteggiamenti sono spettacolari.
Le specie da osservare in primavera
Tra le specie nidificanti più frequenti si trovano lo Svasso maggiore, di cui si possono osservare le danze di corteggiamento nel periodo primaverile, il Germano reale e la Folaga.
In inverno, con un po’ di fortuna, si possono osservare nella medesima giornata tutte e 5 le specie di Svasso che vivono in Europa, tra cui anche il rarissimo Svasso cornuto, con pochissimi esemplari in tutta Italia.
Gli appassionati sapranno identificare anche le specie più elusive, che trovano rifugio nei canneti della zona sud-occidentale, distinguendone il canto: Cannareccione, Cannaiola, Cannaiola verdognola, Tarabuso e Porciglione.
L’area aperta dello specchio lacustre è frequentata in ogni stagione da Cormorani e Gabbiani comuni. Da alcuni anni è stato avviato un progetto di cattura ed inanellamento che ha permesso di scoprire come uccelli inanellati a Viverone vengano poi avvistati in quasi tutta Europa.
La torre panoramica e i percorsi naturalistici
Dalle palafitte, con una breve passeggiata tra boschi, paludi e prati, si raggiunge una passerella di legno da cui si accede alla torre panoramica dedicata all’osservazione degli uccelli, dove è possibile osservare anatre, folaghe, germani reali, gabbiani e svassi lontano dall’affollamento del lungolago più turistico.
Dalla torre si ha una bellissima vista sul lago e sulla fauna che nuota indisturbata nelle sue acque. Lungo il percorso, che dura circa 30-40 minuti su strada sterrata in piano, si incontrano diversi pannelli esplicativi riguardo la flora, la fauna, l’origine e l’evoluzione del lago.
Lungo le sponde naturali si trovano osservatori e passerelle per ammirare aironi, folaghe, svassi e piccoli uccelli. Per chi arriva con il binocolo, ogni curva del sentiero può riservare una sorpresa.
Il segreto sommerso: le palafitte preistoriche UNESCO
Sotto le acque del lago si nasconde un patrimonio di inestimabile valore storico. Le palafitte del Lago di Viverone, conosciute come sito VI.1 Emissario, rappresentano uno dei più affascinanti tesori archeologici del Piemonte e sono parte dei “Siti palafitticoli preistorici attorno alle Alpi”, Patrimonio Mondiale UNESCO dal 2011.
Il villaggio fu scoperto nel 1971 da G. Giolitto, un subacqueo dilettante. Durante i lavori archeologici sono stati individuati circa 5.000 pali che formavano il villaggio dell’età del bronzo, in cui vivevano un migliaio di persone.
I pali delineano un abitato di forma circolare, di 70 metri di diametro; un sentiero di 50 metri lo collegava con la terra.
Durante le campagne di ricerca è stata ritrovata una grande quantità di reperti, soprattutto spade, asce, spilloni e ornamenti femminili, che permettono di ricostruire la vita di una comunità della media età del Bronzo, tra il 1650 e il 1350 a.C.
I reperti sono conservati presso il Museo di Antichità di Torino e il Museo del Territorio Biellese.
La ricostruzione palafitticola di Azeglio
I resti originali non sono visibili a occhio nudo, ma è possibile farsi un’idea concreta. Sulla sponda di Azeglio, nel punto dove furono rinvenuti i primi reperti archeologici, è stato ricostruito un piccolo insediamento sull’acqua.
Sono stati ricreati due piccoli edifici in legno, al cui interno sono esposti pannelli illustrativi sull’origine del lago, sulla fauna e la flora del territorio circostante e sui ritrovamenti palafitticoli.
Gli scavi hanno portato alla luce anche una grande quantità di reperti bronzei e ceramici, i quali dimostrano che la popolazione insediata aveva forti contatti con popolazioni della Svizzera e della Germania meridionale, più che con le popolazioni dello stesso nord Italia.
Un dato che apre scenari affascinanti sulle rotte commerciali e culturali della preistoria alpina.
Come visitarlo in primavera
La primavera offre luce perfetta, temperature miti e meno affollamento. La navigazione in battello è disponibile da marzo a settembre nei giorni festivi e il sabato, per navigare tra canneti, borghi e colline moreniche.
Per birdwatching e palafitte, un binocolo è l’accessorio che fa la differenza. È importante restare sui percorsi, non accedere al canneto e tenere i cani al guinzaglio nelle aree sensibili: è un lago vivo, dove tutela e qualità della visita camminano insieme.
Il Lago di Viverone è uno di quei luoghi dove natura e storia si intrecciano in modo straordinario. Una mattina di aprile, con le anatre che si specchiano nell’acqua e le palafitte preistoriche sommerse a pochi metri, vale il viaggio da qualsiasi angolo dell’Alto Piemonte.
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