Con l’arrivo di marzo, la natura e ci sono antiche tradizioni contadine che affondano le loro radici nei riti pagani della fertilità e nel culto della terra.
Una delle celebrazioni più belle è il Calendimarzo, che trae origine dal latino Calendae Martii, il primo giorno di marzo, che era accolto dagli antichi Romani come l’inizio del nuovo anno agrario, da festeggiare con riti propiziatori dedicati alla rinascita della natura e alla fecondità dei campi.
Si tratta di una tradizione che è stata preservata dal mondo contadino e tramandata nei millenni, sfociando, in molte regioni italiane in grandi falò rituali, simbolo del passaggio dall’inverno alla primavera.
In Piemonte, il Falò di San Giuseppe, acceso tradizionalmente il 18 o 19 marzo, è uno dei più sentiti e ha diversi significati profondi, infatti brucia l’inverno, con il rogo di sterpi e legna vecchia accumulata nei mesi freddi, dà il benvenuto alla primavera, per un’annata agricola prospera e unisce le comunità rurali, con canti, balli e degustazioni di piatti tipici come polenta e vin brulé.
Ma i falò avevano anche e soprattutto scopi pratici, dato che venivano bruciati i sermenti, i tralci della vite potati durante l’inverno, per eliminare i parassiti e preparare i vigneti alla nuova stagione produttiva.
Mentre il fuoco scalda la terra, un altro fenomeno affascinante avviene nei vigneti, come il pianto della vite, dove la linfa inizia a scorrere nuovamente nei tralci appena potati, fuoriuscendo sotto forma di gocce trasparenti, evento che segna la ripresa vegetativa della pianta e precede il germogliamento, quando le prime gemme si schiudono, dando il via alla nuova stagione.
Con l’avanzare della primavera c’è la spollonatura, un’operazione essenziale per garantire la qualità della vite, che consiste nell’eliminazione dei polloni, che nascono nella parte bassa del fusto o dalle radici, e dei succhioni, che si sviluppano lungo il tronco della pianta, sottraendo nutrimento ai tralci produttivi, oltre alla legatura dei tralci, fatta a mano, per guidarne meglio la crescita.
Nel sistema di allevamento più diffuso nelle vigne, il capo a frutto deve essere fissato ai fili di ferro per garantire un equilibrio tra vegetazione e produzione dell’uva, puntando su quantità ridotte ma di eccellente qualità.
Infine, i tralci potati sono triturati o bruciati e successivamente interrati, arricchendo il suolo di sostanza organica, in un ciclo naturale di rinnovamento.
Così le tradizioni contadine e i lavori in vigna ricordano quanto sia profondo il legame tra l’uomo e la natura ed è una celebrazione della vita, del tempo che scorre e del rinnovarsi delle stagioni.
