Fin dal Cinquecento, la Val Vigezzo era chiamata Camifeger Tal, cioè Valle degli Spazzacamini, per l’elevato numero di vigezzini che cominciarono a viaggiare in tutta Europa trasformando un’abilità funzionale alle condizioni climatiche alpine in una professione, spinti inoltre dalle poche risorse che la non ricca produttività del suolo offriva.

Si trattava di un mestiere stagionale, dato che con l’arrivo dell’inverno aumentava la necessità di tenere puliti i camini per assicurare il riscaldamento dell’abitazione, ma, in alcuni paesi come l’Olanda, dato il freddo e l’umidità costanti, questo poteva interessare tutto l’anno, e negli eventuali mesi di stallo gli spazzacamini divenivano venditori ambulanti di chincaglierie.

Tra il 1600 e il 1800 migravano da quelle zona tanti ragazzi di quindici anni che raggiungevano a piedi la Svizzera attraverso i passi del San Gottardo e del Sempione per poi imbarcarsi su chiatte che passavano lungo il Reno, raggiungendo le principali città europee, tra le quali la più ambita era Rotterdam.

Gli spazzacamini vigezzini operavano, oltre che in Olanda, in Austria e Germania, in particolare in Francia dato che dall’inizio del XVII secolo poterono godere di alcuni privilegi accordati loro da un decreto reale grazie ad un piccolo spazzacamino che casualmente, nel palazzo del Louvre dove stava lavorando, ascoltò una discussione, così venne sventato un complotto contro il re Luigi XIII.

Alcuni di essi riuscirono a fare una scalata sociale e diventare fumisti, ma il legame con il paese d’origine non svanì e molti ritornarono dall’estero investendo i risparmi nella costruzione di ville, giardini, parchi e chiese che contraddistingono  l’architettura della valle.

Dal 1800, e fino agli anni ’40 del secolo scorso, iniziò un altro tipo di emigrazione con  l’impiego di bambini dai sei agli otto anni da parte di vecchi spazzacamini vigezzini, conosciuti con l’appellativo di maître ramoneur, che sfruttavano la piccola ed esile corporatura di un bimbo che poteva meglio accedere all’interno delle canne fumarie.

A differenza della pretendente emigrazione, i bambini erano soprattutto impiegati nelle città della pianura padana quali Milano, Torino, Pavia, Biella, Novara, Vercelli, Saronno, Voghera, il reclutamento iniziava a settembre e i piccoli potevano essere prelevati direttamente dalle loro case oppure venivano accompagnati dai genitori sul lago Maggiore, dove venivano imbarcati in gruppo. In entrambe le situazioni si sfruttava la miseria di molte famiglie vigezzine, costrette a cedere in affitto alcuni dei loro figli durante l’inverno, infatti  il lavoro stagionale terminava solo ad aprile, quando i bambini potevano fare ritorno.

I piccoli spazzacamini dovevano salire dal camino della cucina fino in cima al tetto attraverso la stretta canna fumaria, poi avevano l’obbligo di urlare “Spazzacamino! spazzacamino!”, per provare  ai padroni di aver compiuto l’intero percorso.

Durante la salita i bambini pulivano tre lati del camino e poi raschiavano il quarto durante la discesa e risalivano il camino, scalzi, incastrando le ginocchia e puntandole contro il muro mentre con la schiena facevano presa contro la parete opposta.

Quello dello spazzacamino era un mestiere faticoso che spesso comprometteva la salute fisica, tanto da comportare il sorgere di malattie come tubercolosi delle vertebre lombari, asma e bronchiti croniche, polmoniti causata dalla fuliggine respirata.

I piccoli spazzacamini erano costretti ad elemosinare lungo le strade e le vie delle città, dato che raramente ricevevano un pezzo di pane dalle famiglie nelle quali svolgevano la pulizia dei comignoli.

Prima di partire, gli spazzacamini della Val Vigezzo  si riunivano nella “cappella dell’addio” a Druogno per salutare il proprio paese, al quale non si sapeva se si avrebbe fatto ritorno.

Solo nella seconda metà dell’Ottocento nacquero istituzioni di aiuto per gli spazzacamini, infatti l’8 gennaio 1889 fu fondata a Milano la Società di Patronato degli spazzacamini, che  ogni giorno festivo prevedeva corsi di istruzione impartiti da insegnanti retribuiti, dono di vestiario di prima necessità e coperte di lana; e a Pasqua e a Natale veniva offerto un abbondante pranzo.

Sempre a Milano nel 1891 nacque la Società di Mutuo Soccorso fra gli Spazzacamini, i cui soci, che dovevano avere almeno 18 anni, in caso di malattia sarebbero stati assistiti e visitati da medici competenti.

Il 27 dicembre 1873 venne inaugurata a Torino la Società di Patrocinio dei Piccoli Spazzacamini, di ispirazione laica e con la protezione e tutela di don Giuseppe Cafasso.

Il fenomeno dello sfruttamento minorile legato all’emigrazione stagionale si arrestò dopo la Seconda Guerra Mondiale, con la scomparsa dei caminetti, sostituiti da più moderni sistemi di riscaldamento.

Il museo regionale dello spazzacamino e dell’emigrazione vigezzina nel mondo è situato presso Villa Antonia, nel centro storico di Santa Maria Maggiore e, fondato nel 1983, ebbe vita per volere di vecchi spazzacamini che avevano iniziato a raccogliere attrezzi, abiti, vecchie bici, foto e ricordi del passato.

Oggi, a seguito della nuova esposizione del 2005, è diventato il deposito di una memoria collettiva, come dimostrano i cimeli donati dalle varie delegazioni delle nazioni partecipanti al raduno internazionale, che si tiene ogni anno a settembre a Santa Maria Maggiore.

Il museo ospita anche l’Associazione Nazionale Spazzacamini, nata negli anni Ottanta del Novecento allo scopo di conservare le tradizioni legate al mestiere dello spazzacamino e promuovere la realizzazione di iniziative a carattere culturale e turistico.