Giorno del Ricordo 2026

Ogni 10 febbraio l’Italia si unisce nel Giorno del Ricordo, una ricorrenza istituita per commemorare le vittime delle foibe e l’esodo degli italiani dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia.

Una pagina di storia complessa e dolorosa, che per molti anni è rimasta ai margini del racconto nazionale, ma che oggi rappresenta una tappa fondamentale del cammino collettivo verso la verità e la riconciliazione.

Questa giornata invita a ricordare senza rancore, ma con la consapevolezza che solo la memoria condivisa può costruire un futuro basato sul rispetto e sulla comprensione reciproca.

Una tragedia che appartiene alla storia italiana

Alla fine della Seconda guerra mondiale, centinaia di migliaia di italiani dovettero abbandonare le proprie case e le proprie terre, travolti dagli eventi che sconvolsero l’area del confine orientale.

Al dramma dell’esodo si aggiunse quello delle foibe, profonde cavità carsiche usate come luoghi di uccisione e di occultamento di corpi.
Furono anni segnati dal dolore, dall’incertezza, dalla perdita di tutto ciò che definiva l’identità di un popolo.

Molte famiglie istriane, fiumane e dalmate trovarono accoglienza anche nelle città del Nord Italia, portando con sé un pezzo di una cultura ricchissima, fatta di dialetti, tradizioni marinare, artigianato e ricette di confine che ancora oggi si tramandano.

Nell’Alto Piemonte, diverse comunità hanno conservato la memoria di quelle storie: frammenti di un’Italia sospesa tra due mondi, che ha trovato nuova casa e speranza tra le montagne e le pianure del nostro territorio.

Il valore civile della memoria

Ricordare le foibe e l’esodo giuliano-dalmata non significa riaprire ferite, ma riconoscere il dolore di chi è stato dimenticato troppo a lungo.

Il Giorno del Ricordo richiama tutti a una riflessione civile e culturale: imparare dagli errori, ascoltare le testimonianze, conoscere la storia nella sua interezza, senza ideologie né semplificazioni.

In molte città piemontesi e italiane, le celebrazioni di questi giorni sono improntate proprio su questo spirito: incontri, conferenze e momenti di raccoglimento che uniscono studenti, amministratori e cittadini nel nome del dovere della memoria.

Solo così il ricordo diventa strumento di crescita collettiva e di difesa dei valori comuni: libertà, pace, solidarietà, rispetto per l’altro.

Memoria che unisce, non divide

Il Giorno del Ricordo è una giornata di accoglienza e comprensione, non di contrapposizione.

Nei racconti degli esuli, c’è la voce di un’Italia sradicata ma resiliente; nei ricordi delle comunità che li hanno accolti, c’è la grandezza dell’incontro tra culture.

Oggi, mentre il tempo allontana gli eventi ma non ne spegne il peso, il compito di chi resta è quello di mantenere viva la memoria con equilibrio e rispetto.

Ogni anno, commemorare significa anche insegnare ai più giovani che la conoscenza del passato è la via per costruire società più giuste e consapevoli.

Il dovere di ricordare

Il Giorno del Ricordo non appartiene soltanto alle vittime o ai loro discendenti: appartiene a tutti noi.

È un invito a guardare la storia con gli occhi del cuore e con la responsabilità della mente.

Significa riconoscere che la pace non è mai scontata e che la tolleranza si edifica solo attraverso la conoscenza, l’empatia e la verità.

Nelle scuole, nelle istituzioni e nelle comunità dell’Alto Piemonte, questa giornata rappresenta anche un momento educativo, un’occasione per trasmettere ai giovani l’importanza della memoria — non come peso, ma come impegno civico.

Perché ricordare, insieme, è il primo passo per non ripetere.

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