La Baraggia di Rovasenda al tramonto

Tra le province di Biella, Vercelli e Novara si nasconde uno dei paesaggi naturali più sorprendenti del Nord Italia.

La Baraggia di Rovasenda è un territorio antico, selvaggio e poco conosciuto, che custodisce segreti botanici, faunistici e storici di straordinario valore.

Cos’è una baraggia?

Con il termine “baraggia” viene indicato un ambiente boscoso con esemplari più o meno radi di querce, betulle e carpini, con sottobosco di brugo, che si estendeva un tempo sui terrazzi marginali della pianura piemontese da Biella fino al Ticino.

Gli altopiani terrazzati che la compongono si sono originati da depositi fluvio-glaciali accumulatisi nel Pleistocene medio. Un paesaggio che stupisce per la sua apparente semplicità, eppure nasconde una complessità ecologica rarissima in pianura padana.

Le Baragge sono testimonianza della vegetazione spontanea e dell’uso arcaico dei terrazzi antichi, un ambiente di vasti altopiani con quote variabili da 150 a 340 metri, a tratti sorprendentemente somigliante a savane.

Un’estensione eccezionale

La Baraggia di Rovasenda si estende su 1.760 ettari, nei territori comunali di Masserano, Brusnengo, Gattinara, Roasio, Rovasenda, Lenta e Lozzolo.

La riserva naturale delle Baragge è un’area naturale protetta istituita nel 1992, che si estende nelle province di Biella, Novara e Vercelli, riguardando ventidue comuni. La sua gestione è affidata all’Ente di Gestione delle Aree Protette del Ticino e del Lago Maggiore.

L’obiettivo dell’istituzione della riserva è conservare e valorizzare gli ultimi lembi di brughiera e di foresta ancora presenti sugli alti terrazzi della Pianura Padana occidentale.

Il paesaggio che sembra una savana

Un sorprendente paesaggio simile alla savana africana, apparentemente sconfinato e incorniciato dall’imponente quinta delle Alpi biellesi, caratterizza la riserva, con vaste praterie e brughiere nelle quali si innalzano isolate roveri e farnie secolari.

Gli scorci più spettacolari si osservano a inizio autunno, quando al colore dorato dell’erba si alternano le macchie rosa, tipiche del brugo. Un paesaggio cromatico unico, irripetibile in qualsiasi altra stagione.

La componente arborea è costituita soprattutto da piccoli gruppi a farnia, rovere e betulla, cui si affiancano, in corrispondenza dei corsi d’acqua, altre specie tipiche delle zone umide.

I segreti della flora: specie rare e relitti glaciali

La vegetazione della baraggia non è solo bella: è scientificamente preziosa. La Baraggia, relitto dell’era glaciale, presenta specie poco comuni nella zona perché tipiche di climi molto freddi, come il giaggiolo o iris siberiano (Iris sibirica), il giglio dorato (Hemerocallis lilio-asphodelus) e la genzianella mettimborsa (Gentiana pneumonante).

La vegetazione tipica dell’ambiente baraggivo è costituita da praterie e brughiere a prevalenza di alte erbe, le molinie, di brugo nonché di felce aquilina.

Queste specie testimoniano un passato climatico profondamente diverso dall’attuale. La baraggia è un museo botanico vivente, sopravvissuto a millenni di trasformazioni.

La fauna: insetti endemici e uccelli rari

Di notevole interesse naturalistico sono i popolamenti faunistici tipici del territorio baraggivo, in particolare l’entomofauna con specie rare ed endemiche; tra queste si ricordano i coleotteri carabidi endemici Agnonium livens.

La Baraggia presenta alcune specie di insetti difficilmente rintracciabili altrove; si trovano anche due specie di farfalle rare: la Coenonympha oedippus (ninfa delle torbiere), a rischio di estinzione in Europa, e la Maculinea alcon, strettamente legata alla genziana mettinborsa.

Molto interessante dal punto di vista faunistico è la presenza di numerosi nidi di cicogna bianca. Oltre agli uccelli più iconici, la baraggia ospita anche specie meno visibili ma ugualmente significative.

Nella zona umida della Baraggia di Rovasenda sono state reintrodotte in natura testuggini palustri europee (Emys orbicularis), nell’ambito di un progetto di tutela realizzato con la collaborazione tra il Parco Pallavicino di Stresa e il Centro Emys Piemonte.

La storia: secoli di trasformazione umana

L’originaria struttura forestale della baraggia è stata trasformata dall’uomo nel corso dei secoli con il progressivo disboscamento e con la pratica diffusa dell’incendio per il pascolo.

La significatività dei terreni baraggivi è dovuta al fatto che questi costituiscono un esempio storicamente persistente della gestione del cosiddetto “incolto”. Dal pascolo semibrado di caprini, ovini, bovini e suini, alla raccolta di brugo, legna secca, castagne e funghi, alla gestione dei cedui: numerose sono le prassi di gestione attuate nei secoli.

Il paesaggio della baraggia è il risultato della gestione agro-silvo-pastorale storica portata avanti attraverso la pratica del debbio (incendio), dei disboscamenti e dei dissodamenti.

Il castello di Rovasenda e i borghi storici

Al centro della baraggia sorge un patrimonio storico di grande fascino. Rovasenda è un piccolo borgo agricolo che ospita uno splendido castello medievale risalente al 1170, con un’incantevole torre alta 48 metri costruita nel 1459, tra le più affascinanti e meglio conservate del Vercellese.

A poche centinaia di metri dall’antico castello ne è presente un secondo, costruito a inizio Novecento dall’architetto torinese Carlo Nigra, fortemente voluto dal conte Luigi di Rovasenda che non aveva potuto ereditare il maniero originale.

Due castelli, quasi speculari, che raccontano la storia di un territorio fiero della propria identità.

La tutela oggi: Natura 2000 e biodistretto del riso

Nel territorio della Baraggia di Rovasenda è stato costituito da un gruppo di risicoltori biologici il Biodistretto del Riso Piemontese, con lo scopo di valorizzare le produzioni biologiche e riconoscere gli obiettivi di conservazione degli habitat e della specie Isoetes malinverniana, tutelata dal Sito di Importanza Comunitaria.

La vulnerabilità dell’area è molto elevata e già molto del paesaggio storico è andato perso. La bonifica agricola e le successive opere antropiche hanno modificato il patrimonio floristico, causando un impoverimento delle specie legate all’habitat della baraggia.

La sfida del futuro è preservare ciò che rimane, educando residenti e visitatori al valore di questo paesaggio apparentemente semplice ma profondamente straordinario.

Come visitarla

La riserva naturale delle Baragge è costituita da sette porzioni di territorio attraversate da strade statali, provinciali e comunali che ne facilitano l’accesso da uno qualsiasi dei ventidue comuni interessati. Le aree sono attraversate inoltre da una fitta rete di percorsi ciclabili.

Il periodo migliore per una visita è l’autunno, quando il paesaggio esplode nei colori del brugo e delle querce. In primavera, invece, fioriscono le specie glaciali più rare: un appuntamento imperdibile per gli appassionati di botanica.


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