Nel territorio del Verbano Cusio Ossola i graniti si trovano nell’area dei laghi Maggiore, Mergozzo ed Orta e sono noti come Graniti dei Laghi, tra questi il più famoso è il granito rosa di Baveno, che costituisce la parte sommitale del massiccio del Mottarone,  composto da quattro minerali, che danno origine a una grana fine molto apprezzata in campo edilizio e decorativo

La maggior parte del massiccio del Mottarone è costituito anche da un’altra varietà di granito, il bianco, presente anche nel massiccio del Montorfano e una vena di granito bianco affiora anche nel Cusio, con cave ad Alzo, Pella e Madonna del Sasso, non più attive.

Sul versante occidentale del massiccio di Montorfano c’è la varietà verdastra, nota col nome di granito verde di Mergozzo, il cui colore è dato dall’abbondante presenza di clorite.

Baveno è nota nel mondo mineralogico, oltre che per il granito rosa, per alcune particolarità mineralogiche ritrovate a partire dal Settecento proprio grazie all’attività di escavazione, con 60 specie di minerali diversi, considerati veri tesori mineralogici per la loro rarità, tra essi la Bavenite, minerale rarissimo scoperto per la prima volta proprio a Baveno, nel 1901.

Non si hanno dati certi circa l’inizio della coltivazione del granito rosa di Baveno, ma si attribuisce a San Carlo Borromeo la scoperta delle cave del granito all’inizio del XVI secolo.

Fu proprio grazie alla famiglia Borromeo, feudataria del territorio, che si diffuse ampiamente l’utilizzo del granito di Baveno in edifici milanesi sia civili che religiosi, come  il colonnato del Lazzaretto (1506), la chiesa di S. Fedele (1570), il Seminario Maggiore (1572), le logge di Palazzo di Brera.

Il rapporto commerciale tra Baveno e la capitale lombarda si fece sempre più stretto, grazie alle idrovie, già collaudate per il marmo di Candoglia. Le cave si trovano ancora oggi nel tratto della strada del Sempione da Baveno alla frazione di Feriolo, caratterizzando l’intero contesto ambientale delle pendici del Monte Camoscio e dello scaglione isolato detto Motto del Castello.

Le statistiche delle ditte bavenesi mostrano un massimo di sedici cave aperte sulle pendici del Mottarone.

Ma l’epoca d’oro dei picasass bavanesi corrispose al secondo Ottocento e all’inizio del Novecento con dinastie di cavatori di granito, come gli Adami, i Bernasconi, i Cirla, i Della Casa, i Galli, i Polli e i Tamini.

Il merito di aver avviato una produzione con metodi industriali ed una commercializzazione moderna con esportazioni in Europa e nelle Americhe fu dell’imprenditore Nicola Della Casa (1843-1894).

L’escavazione del granito di Baveno da parte di Della Casa iniziò nel 1874 e con il 1879 l’attività poté fregiarsi del titolo di “premiata ditta”, con la possibilità di utilizzare lo stemma reale e fu il primo tra gli imprenditori locali ad aver introdotto la caldaia a vapore per muovere i torni da lucidatura e fu tra i primi sperimentatori di mine in caverna.

Della Casa percepì la necessità di un’apertura dei mercati a livello internazionale, l’importanza della conoscenza delle lingue straniere e il valore della sperimentazione nell’utilizzo dei nuovi mezzi di trasporto sempre più veloci, arrivando ad aprire uffici di rappresentanza nelle capitali d’Europa e d’America.

Nel Novecento fu la ditta Cirla a prendere l’eredità di Della Casa nella commercializzazione del granito in tutto il mondo e acquistò alcune cave di granito situate a Baveno e sul Montorfano (Mergozzo) e avviò così lo stabilimento di Gravellona Toce.

Nel 1883 la ditta iniziò la lavorazione delle colonne con torni meccanici per opere monumentali e chiese,  come le colonne per il quadriportico della basilica di S. Paolo fuori le mura a Roma (1892-1928) e quella per il monumento a Cristoforo Colombo di New York (1892) poi l’attività si allargò alla fornitura di materiali per innumerevoli monumenti nel centro e sud America, ma anche in estremo oriente con il palazzo reale di Bangkok (1908-1913).

Dopo un momento nella Seconda Guerra Mondiale, l’industria del granito, che comprendeva anche la realizzazione di macine e fondi per l’industria olearia, trovò nuovo impulso dalla richiesta di lastre di granito di spessore ridotto per rivestimenti edilizi.

Oggi l’attività estrattiva prosegue nella cava Seula e nella Scala dei Ratti, gestite dal 1989 dalla società AGIFIN, cui si affianca la preponderante attività di miniera con il recupero degli sfridi di cava, da cui vengono estratti i feldspati, impiegati nell’industria ceramica e sono  prodotti inerti per calcestruzzi, asfalti, guaine bituminose, ballast ferroviario e ghiaie di varie pezzature.

Accanto all’attività di estrazione e lavorazione della pietra per l’utilizzo nell’edilizia si è sviluppato anche un filone che riguarda la lavorazione artistica del granito e delle altre pietre in generale, come con il bavenese Raffaele Polli, nato nel 1937, che ha affiancato il padre e lo zio nell’azienda di famiglia avviata nel 1920 nella realizzazione di monumenti come la Vittoria Alata al Cimitero Americano sulla via Cassia (1958) o il monumento allo sbarco in Normandia a Colleville sur mer (1958).

Il granito rosa è stato scelto anche da artisti internazionali,  come Giò Pomodoro (1930-2002), che con il granito ha realizzato la scultura Ad Sidera nel Parco di Taino  (1989) e lastre di granito rosa di Baveno sono state scelte per la fontana realizzata dallo scultore svizzero Dominique Appia, per la sede Rolex di Ginevra (1993).

Oggi i fratelli bavenesi Marcello e Fortunato Marchi sono attivi artigiani del granito, impegnati nella realizzazione di opere scultoree, con fra le più note la scultura posata a Pragelato per le Olimpiadi Invernali 2006 su progetto dell’artista svizzera Nancy Guggenheim.